Ci sono separazioni che nel calcio arrivano lentamente, quasi annunciate da mesi, e altre che esplodono improvvisamente trasformando gli ultimi giorni insieme in qualcosa di complicato. L’addio di Ollie Watkins all’Aston Villa appartiene alla seconda categoria. Dopo sei anni, 108 gol e una crescita che lo ha trasformato da attaccante proveniente dal Brentford nel miglior marcatore del club nell’era Premier League, Watkins lascia Birmingham per iniziare una nuova avventura all’Al-Hilal.
Il finale, però, è stato molto diverso da quello che probabilmente immaginavano sia Watkins sia i tifosi. Prima della gara inaugurale di Premier League contro il Brighton, l’attaccante ha deciso di rendersi indisponibile mentre la trattativa con l’Arabia Saudita entrava nella fase decisiva. L’Aston Villa è sceso in campo senza di lui e ha vissuto una serata terribile, perdendo 4-0. In quel momento Unai Emery non aveva nascosto il proprio fastidio.
Quando gli era stato chiesto perché Watkins non fosse presente, l’allenatore aveva evitato di proteggerlo pubblicamente. Aveva semplicemente spiegato che quella era una domanda da rivolgere direttamente al giocatore. Una frase breve, ma sufficientemente chiara per capire che dietro quell’assenza esisteva un problema.
Pochi giorni dopo è arrivato il chiarimento.
Watkins si è presentato davanti all’allenatore e ai compagni e ha ammesso di aver sbagliato. Ha chiesto scusa. Emery ha raccontato che il gruppo ha accettato immediatamente quelle parole perché il comportamento dell’attaccante durante tutti gli anni trascorsi a Birmingham era sempre stato professionale.
Ed è proprio questo dettaglio che, secondo me, cambia completamente la lettura della vicenda.
Sarebbe semplice ridurre tutto alla classica storia del calciatore che vuole essere ceduto e decide di non giocare. Ma sei anni di carriera non possono essere cancellati da una scelta sbagliata compiuta nell’ultima settimana. Emery lo ha fatto capire chiaramente.
Il tecnico spagnolo ha definito Watkins una persona fantastica, arrivando addirittura a dire di considerarlo ancora migliore come uomo che come calciatore. Quando è arrivato il momento del saluto definitivo, i due si sono abbracciati e lo stesso Emery ha ammesso che sono scese alcune lacrime.
È un’immagine che racconta molto più di qualsiasi comunicato ufficiale.
Watkins arrivò all’Aston Villa dal Brentford nel settembre 2020 per circa 28 milioni di sterline. All’epoca era un attaccante interessante, reduce da una stagione straordinaria in Championship, ma nessuno poteva sapere fino a che punto sarebbe diventato importante per il club.
Lascia Villa Park con 108 gol in tutte le competizioni.
Di questi, 91 sono arrivati in Premier League, un numero che lo rende il miglior realizzatore dell’Aston Villa nell’era della competizione moderna. Dal suo debutto nel 2020, soltanto Mohamed Salah ed Erling Haaland hanno segnato più reti di lui in Premier League.
Questo dato, per me, spiega perfettamente il valore del giocatore.
Watkins non è mai stato soltanto un centravanti da area di rigore. Nel sistema di Emery è diventato il primo elemento della pressione, un attaccante capace di lavorare sulla profondità, allungare la linea difensiva avversaria e creare spazi per gli inserimenti dei trequartisti.
L’Aston Villa di Emery ha utilizzato prevalentemente strutture vicine al 4-2-3-1 e al 4-4-2, con trasformazioni continue durante la fase offensiva. Watkins rappresentava il riferimento centrale, ma raramente rimaneva fermo tra i difensori.
Attaccava soprattutto il canale tra centrale e terzino.
Era proprio lì che diventava devastante.
La sua velocità obbligava le difese avversarie ad abbassarsi di qualche metro, concedendo contemporaneamente maggiore spazio ai centrocampisti del Villa. Quando una squadra decideva invece di mantenere una linea alta, Watkins diventava immediatamente una minaccia alle spalle.
Perdere un attaccante del genere significa quindi modificare diversi automatismi.
La scelta economica dell’Aston Villa, però, è comprensibile. Watkins ha 30 anni e l’Al-Hilal ha messo sul tavolo circa 50 milioni di sterline. Considerando l’età del giocatore e la necessità del club di continuare a rispettare i parametri finanziari, è una cifra difficilissima da rifiutare.
Emery lo ha praticamente ammesso.
Il Villa non vuole trasformarsi in una società che vende sistematicamente i propri giocatori migliori, ma deve prendere decisioni che garantiscano sostenibilità e possibilità di reinvestimento. Questa estate ha già cambiato profondamente il gruppo che soltanto pochi mesi fa aveva conquistato l’Europa League.
Watkins rappresenta probabilmente l’addio più simbolico.
La società ha però già individuato il suo successore: Nicolas Jackson, in arrivo dal Chelsea.
E qui comincia una nuova sfida tattica.
Jackson possiede caratteristiche differenti. È più giovane, ama muoversi molto, può attaccare la profondità e partecipare alla costruzione offensiva. Emery dovrà trasformarlo nel nuovo riferimento di un attacco che per anni aveva trovato in Watkins una certezza quasi automatica.
Non sarà semplice.
I 108 gol raccontano infatti soltanto una parte dell’eredità lasciata dall’inglese. Watkins ha accompagnato l’Aston Villa nella trasformazione da squadra di metà classifica a formazione capace di qualificarsi alla Champions League e vincere un trofeo europeo.
Ha segnato quando il livello della squadra aumentava.
Ha accettato responsabilità sempre maggiori.
Ed è diventato uno dei simboli della rinascita del club.
Per questo considero significativo che la sua storia a Birmingham finisca con delle scuse.
Watkins avrebbe potuto partire lasciando una frattura. Ha scelto invece di riconoscere pubblicamente il proprio errore davanti all’allenatore e allo spogliatoio. Il club avrebbe potuto trasformare l’episodio in una guerra interna. Emery ha scelto invece di ricordare soprattutto quello che il giocatore aveva fatto negli anni precedenti.
È una gestione che apprezzo molto.
Nel calcio moderno assistiamo continuamente a trasferimenti che trasformano giocatori amatissimi in nemici nel giro di pochi giorni. Qui è successo qualcosa di diverso. C’è stato un errore, c’è stata tensione, ma alla fine entrambe le parti hanno riconosciuto il valore del percorso condiviso.
Adesso Watkins inizierà un capitolo completamente nuovo con l’Al-Hilal.
Troverà un calcio differente, aspettative enormi e una società che negli ultimi anni ha costruito una rosa con ambizioni internazionali. A 30 anni, probabilmente questa rappresentava anche una delle ultime possibilità della sua carriera per accettare un contratto economicamente di questa portata.
L’Aston Villa, invece, ripartirà senza uno dei suoi uomini simbolo.
Quando penso al suo addio, però, non rimango sull’assenza contro il Brighton.
Penso ai 108 gol, alle corse in profondità, alle notti europee e alla trasformazione di un attaccante arrivato dal Brentford per 28 milioni in uno dei centravanti più produttivi della Premier League.
L’ultimo capitolo non è stato perfetto.
Forse proprio per questo è stato profondamente umano.
Un errore, delle scuse, un grande abbraccio e qualche lacrima.
Poi la porta di Villa Park si chiude.
E dopo sei anni, per Ollie Watkins comincia una nuova storia.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro si concentra sull’analisi tattica, sullo studio dei modelli di gioco e sull’interpretazione dei dati, con particolare attenzione alle dinamiche offensive, ai movimenti senza palla e all’evoluzione strategica delle squadre nel calcio professionistico.
