SabahBaku_SabahFK_ChampionsLeague_SabahChampions_HapoelBeerSheva_CalcioAzerbaigian_Mutallimov_Mbina_Mickels_AnalisiCalcioProSabahBaku_SabahFK_ChampionsLeague_SabahChampions_HapoelBeerSheva_CalcioAzerbaigian_Mutallimov_Mbina_Mickels_AnalisiCalcioPro

Nel calcio siamo abituati a parlare di società con cento anni di storia, stadi diventati monumenti e maglie tramandate attraverso generazioni. Poi arriva il Sabah FK e manda in cortocircuito questa prospettiva. Il club dell’Azerbaigian è nato soltanto nel 2017. Nove anni dopo quella fondazione, oggi il suo nome compare tra quelli qualificati alla fase campionato della Champions League. Da match analyst considero questa una delle storie più incredibili prodotte dal calcio europeo negli ultimi anni.

Il 25 agosto 2026 resterà inevitabilmente nella storia del club. Il Sabah arrivava al ritorno del playoff contro l’Hapoel Be’er Sheva dopo aver perso 2-1 la prima partita. Serviva quindi una rimonta, ma la notte decisiva ha reso tutto ancora più complicato.

Il Sabah si è presentato con una struttura riconducibile al 4-2-3-1, cercando di utilizzare ampiezza e velocità per mettere sotto pressione la linea israeliana. L’Hapoel ha risposto prevalentemente con un 4-3-3, cercando invece di sfruttare il vantaggio dell’andata e gli spazi inevitabilmente lasciati dagli azeri.

Il piano degli ospiti funziona immediatamente. Dopo appena dieci minuti Igor Zlatanović porta avanti l’Hapoel. In quel momento il risultato complessivo diventa 3-1 e la strada del Sabah verso la Champions sembra improvvisamente ripidissima.

È proprio qui che ho visto una delle caratteristiche più interessanti della squadra azera: non ha perso la propria identità. Il Sabah ha continuato a giocare, cercando di costruire e soprattutto evitando di trasformare la necessità di segnare in una sequenza disordinata di attacchi.

Al 38′ arriva il primo premio. Christian Nwachukwu trova il pareggio e riporta il pubblico dentro la partita. Si va all’intervallo sull’1-1, ma l’Hapoel rimane ancora avanti nel doppio confronto.

La ripresa sembra inizialmente riportare il Sabah sull’orlo dell’eliminazione. Al 61′ Guy Mizrahi firma il nuovo vantaggio israeliano. Siamo 2-1 per l’Hapoel e 4-2 nel risultato complessivo. Mancano meno di trenta minuti.

Il Sabah deve segnare due volte soltanto per arrivare ai supplementari.

Al 74′ Umarali Rakhmonaliyev trova il 2-2. È una rete fondamentale perché cambia nuovamente l’inerzia psicologica. Il Sabah comincia a credere nella possibilità di recuperare, mentre l’Hapoel arretra sempre di più.

Quando il cronometro supera il novantesimo, però, gli israeliani sono ancora qualificati.

Poi arriva il minuto 94.

Tellur Mütallimov trova il gol del 3-2. È probabilmente il momento più importante nella giovane storia del Sabah. La rete non vale ancora la Champions, ma cancella il vantaggio dell’andata e trascina la sfida ai supplementari.

Da match analyst considero questo momento decisivo soprattutto dal punto di vista psicologico. Una squadra che pochi secondi prima si sentiva praticamente qualificata viene improvvisamente trascinata dentro altri trenta minuti. Dall’altra parte c’è un avversario che ha appena evitato l’eliminazione all’ultimo respiro.

Al 100′ arriva un altro episodio fondamentale: Dramane Diop viene espulso e l’Hapoel rimane in dieci.

Il Sabah capisce immediatamente che è il momento di attaccare.

Appena un minuto più tardi Orphé Mbina segna il 4-2. Per la prima volta nel doppio confronto gli azeri sono davanti anche nel punteggio complessivo.

L’Hapoel prova disperatamente a reagire, ma ormai gli spazi diventano enormi. Al 115′ arriva il colpo definitivo: Joy-Lance Mickels conclude una transizione e firma il 5-2.

Il risultato complessivo diventa 6-4 Sabah.

Nel finale l’Hapoel perde anche Eliel Peretz per doppia ammonizione e termina addirittura in nove uomini. Il Sabah controlla gli ultimi minuti e poi arriva il fischio che cambia completamente la dimensione del club.

Sabah FK in Champions League.

Per comprendere davvero questa impresa, però, bisogna andare oltre questa singola partita.

Il Sabah nasce nel 2017 a Baku. Parte dalla seconda divisione azera e in pochissimo tempo arriva nella massima categoria. La crescita non si ferma: il club diventa progressivamente una delle principali alternative al dominio del Qarabağ, conquista il proprio primo campionato nella stagione 2025/26 e costruisce esperienza anche nelle competizioni europee.

Questa Champions rappresentava un territorio completamente nuovo. Prima di questa stagione, il Sabah non aveva mai disputato la Coppa dei Campioni.

Eppure il percorso preliminare è stato impressionante.

Prima vengono eliminati i gallesi del The New Saints, con un complessivo di 4-1. Poi tocca al KuPS finlandese, superato 3-0. Contro l’Aarhus arriva già un piccolo capolavoro: sconfitta 2-1 in Danimarca e successivo 4-0 casalingo.

Infine l’Hapoel.

Quattro avversari eliminati e un’intera estate europea attraversata partendo dal primo turno preliminare.

È questa la parte che mi colpisce maggiormente. Il Sabah non ha ricevuto un biglietto privilegiato per la Champions. Ha dovuto attraversare praticamente tutto il labirinto delle qualificazioni.

Quote pre-partita indicative

MercatoQuota
Sabah vincente2.00 – 2.15
Pareggio3.40 – 3.60
Hapoel Be’er Sheva3.20 – 3.50
Over 2.51.80 – 1.95
Goal Sì1.65 – 1.80

Il mercato considerava il Sabah leggermente favorito nella singola partita, ma l’Hapoel rimaneva favorito dal punto di vista della qualificazione grazie al 2-1 conquistato all’andata. Il 5-2 finale va quindi molto oltre le aspettative iniziali.

La Champions League significa inoltre entrare in un’altra dimensione economica, mediatica e sportiva. Per una società nata nove anni fa, affrontare alcune delle più grandi squadre europee può accelerare ulteriormente un percorso già impressionante.

Ma eviterei di raccontare questa storia soltanto attraverso il denaro.

Ciò che vedo è soprattutto un progetto che in nove anni è passato dalla nascita alla massima competizione europea. Nel calcio contemporaneo, dove sembra esserci sempre meno spazio fuori dalle grandi potenze economiche, il Sabah rappresenta una piccola crepa nel muro.

Nel 2017 questo club non esisteva.

Nel 2026 giocherà la Champions League.

E quando Mütallimov ha segnato al 94′, prima che Mbina e Mickels completassero l’opera nei supplementari, quella distanza di nove anni è sembrata improvvisamente racchiusa dentro pochi minuti.

Questa non è soltanto la qualificazione del Sabah. È una di quelle storie che ricordano perché continuiamo a guardare il calcio: perché ogni tanto una società che nessuno avrebbe inserito nella mappa delle grandi d’Europa riesce a bussare alla porta della Champions.

E questa volta la porta si è aperta.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Biografia: Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro si concentra sull’analisi tattica delle partite, sullo studio dei modelli di gioco e sull’interpretazione dei dati, con particolare attenzione alle dinamiche tecniche, strategiche e psicologiche che determinano lo sviluppo di una gara.

Newsletter

Unisciti alla nostra community e inizia a ricevere analisi e pronostici sulle partite di calcio e calciomercato direttamente nella tua email.

Promettiamo che non invieremo mai spam! Dai un'occhiata alla nostra Informativa sulla privacy per maggiori informazioni.

Rispondi

Scopri di più da Analisi Calcio Pro

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere