Ci sono partite che analizzo attraverso numeri, sistemi di gioco e probabilità. Poi esistono serate nelle quali il calcio decide di strappare il copione e trasformarlo in qualcosa che nessun modello riesce davvero a raccontare. LASK-Celtic è una di queste. Quando il Celtic ha segnato al 21′, portandosi sul 4-0 complessivo considerando il 3-0 dell’andata, la qualificazione sembrava praticamente chiusa. Quello che è successo dopo, invece, entra direttamente nella storia recente della Champions League.
Il LASK si è presentato con una struttura riconducibile al 3-4-2-1, cercando fin dall’inizio aggressività, ampiezza e tanti uomini nella metà campo avversaria. Il Celtic ha risposto con un 4-2-3-1, forte del vantaggio accumulato all’andata e apparentemente nelle condizioni ideali per controllare la gara attraverso possesso e transizioni. Dal mio punto di vista, proprio questa convinzione di poter amministrare la qualificazione è diventata progressivamente una trappola.
Al 21′ arriva quello che sembra il colpo definitivo. Callum McGregor porta avanti il Celtic. Il risultato complessivo diventa 4-0 e in quel momento il LASK ha bisogno di cinque gol per qualificarsi. Cinque. Contro il Celtic. In un playoff di Champions League. È il genere di situazione nella quale normalmente si comincia a pensare alla dignità del risultato più che alla qualificazione.
Il LASK, invece, continua ad attaccare.
All’32’ Moses Usor approfitta di un errore pesantissimo della costruzione scozzese e firma l’1-1. È un gol che apparentemente cambia poco, perché il Celtic conserva ancora tre reti di vantaggio complessivo. Guardando però la partita, percepisco qualcosa di diverso. Il pubblico torna dentro la gara, il LASK aumenta la pressione e il Celtic comincia lentamente ad abbassare il proprio baricentro.
La ripresa diventa un’altra partita. Al 48′ Robert Ljubičić trova il 2-1 con una conclusione dalla distanza. Sono passati appena tre minuti dall’intervallo e improvvisamente il Celtic non sembra più così tranquillo.
Dieci minuti più tardi arriva il 3-1. Sascha Horvath serve Samuel Adeniran, che trova una conclusione splendida e manda la Raiffeisen Arena in ebollizione. A quel punto manca soltanto un gol per portare la sfida ai supplementari.
È qui che, da match analyst, individuo il vero collasso del Celtic. Gli scozzesi smettono progressivamente di difendere attraverso il possesso e iniziano semplicemente a proteggere il risultato. Sono due concetti completamente diversi. Quando una squadra rinuncia ad attaccare per difendere esclusivamente la propria area, permette all’avversario di accumulare pressione, seconde palle e situazioni offensive.
Il LASK continua infatti a produrre occasioni. Adeniran colpisce anche la traversa. Il Celtic resiste e quando il cronometro raggiunge il novantesimo sembra aver finalmente superato la tempesta.
Poi arriva Florian Flecker.
Entrato dalla panchina, al 90’+1 trova di testa il gol del 4-1. La Raiffeisen Arena esplode. Il risultato complessivo è 4-4. Una qualificazione che venti minuti dopo l’inizio della partita sembrava morta viene trascinata ai supplementari.
A quel punto la componente psicologica diventa enorme. Il LASK sente di aver già realizzato qualcosa di straordinario, mentre il Celtic deve improvvisamente elaborare il fatto di aver cancellato quattro gol di vantaggio complessivo.
Al 109′ arriva il momento destinato a rimanere nella storia del club austriaco. Ancora Samuel Adeniran, ancora una conclusione decisiva: 5-1 LASK, 5-4 complessivo.
La follia non è ancora terminata. Al 115′ Adeniran ha addirittura la possibilità di segnare il sesto su calcio di rigore, ma Viljami Sinisalo respinge. Sarebbe potuto diventare l’ultimo colpo di scena di una partita che sembrava non voler smettere di produrne.
Il LASK resiste e al fischio finale succede qualcosa che poche ore prima sembrava calcisticamente impossibile: gli austriaci eliminano il Celtic e conquistano per la prima volta nella loro storia la fase campionato della Champions League.
I numeri rendono l’impresa ancora più impressionante. Il LASK ha prodotto un volume offensivo enorme, arrivando a 41 conclusioni complessive. Non è stata quindi una rimonta costruita attraverso cinque episodi casuali. È stata una pressione continua, quasi soffocante, che progressivamente ha distrutto le certezze del Celtic.
Tra i migliori non posso che mettere Samuel Adeniran, autore della doppietta e del gol decisivo ai supplementari. Anche Moses Usor è stato straordinario: oltre al gol che ha iniziato la rimonta, ha rappresentato una minaccia costante negli uno contro uno e nella profondità. Fondamentale anche Flecker, perché entra dalla panchina e segna il gol che porta la partita ai supplementari.
Nel Celtic il giudizio è inevitabilmente molto più duro. McGregor aveva addirittura segnato il gol che sembrava aver chiuso definitivamente la qualificazione. Il problema non è stato quindi il singolo, ma il collasso collettivo. La squadra ha perso progressivamente distanze, aggressività e capacità di uscire dalla pressione.
Quote 1X2 pre-partita
| Bookmaker | LASK | Pareggio | Celtic |
|---|---|---|---|
| SNAI | 1.95 | 3.75 | 3.25 |
| Bet365 | 1.90 | 3.75 | 3.30 |
| Bwin | 1.95 | 3.80 | 3.50 |
| Eplay24 | 1.98 | 3.85 | 3.40 |
Le quote raccontavano un dettaglio interessante: nonostante il 3-0 subito all’andata, il LASK partiva favorito per vincere la singola partita. Ma una cosa è immaginare una vittoria austriaca, un’altra prevedere cinque reti e una qualificazione costruita partendo da quattro gol di svantaggio complessivo.
Per me questa partita contiene una lezione tattica enorme. Un vantaggio non si difende semplicemente abbassandosi. Si difende continuando a togliere all’avversario ciò di cui ha bisogno: territorio, ritmo, seconde palle e soprattutto convinzione.
Il Celtic ha progressivamente concesso tutte e quattro queste cose.
Il LASK ha fatto l’opposto. Ha continuato ad attaccare quando la matematica suggeriva che servisse un miracolo. Ha segnato il primo, poi il secondo. Quando è arrivato il terzo, l’impossibile ha improvvisamente iniziato a sembrare possibile.
E quando Flecker ha segnato al 91′, non stavo più guardando una normale partita di qualificazione. Stavo guardando una squadra convinta di poter riscrivere una storia che sembrava già terminata.
Adeniran ha semplicemente scritto l’ultima riga.
Da 0-4 complessivo a 5-4. LASK in Champions League, Celtic in Europa League. Ci sono risultati che vengono archiviati e altri che diventano parte dell’identità di un club. Questo, per il LASK, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Biografia: Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro è focalizzato sull’analisi tattica, sullo studio dei modelli di gioco e sull’interpretazione dei dati, con particolare attenzione alle dinamiche tecniche, strategiche e psicologiche che determinano lo sviluppo di una partita.
