La Fiorentina conquista i primi tre punti della stagione battendo il Venezia 4-2 al Penzo. Analizzo la rivoluzione tattica di Vanoli, la tripletta decisiva di Mastantuono, gli errori difensivi dei lagunari e le chiavi di una partita che può cambiare il cammino delle due squadre.La Fiorentina conquista i primi tre punti della stagione battendo il Venezia 4-2 al Penzo. Analizzo la rivoluzione tattica di Vanoli, la tripletta decisiva di Mastantuono, gli errori difensivi dei lagunari e le chiavi di una partita che può cambiare il cammino delle due squadre.

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Venezia-Fiorentina mi lascia soprattutto una sensazione: la Fiorentina aveva bisogno di una scintilla emotiva ancora prima che tattica, e quella scintilla ha avuto il volto di Franco Mastantuono. Il 4-2 del Penzo consegna a Paolo Vanoli i primi tre punti della sua nuova avventura viola, ma il risultato non racconta completamente una partita cominciata meglio dal Venezia e cambiata radicalmente nello spazio di pochissimi minuti.

Io ho visto un Venezia entrare in campo con maggiore naturalezza. Stroppa ha mantenuto il 3-5-2, cercando densità centrale e ampiezza con Hainaut e Sagrado, mentre Adams e Yeboah hanno provato immediatamente ad attaccare la profondità. La Fiorentina, invece, nei primi minuti mi è sembrata ancora alla ricerca delle distanze corrette. Il cambio di allenatore ha portato energia, ma non poteva cancellare in pochi giorni tutti i problemi accumulati nelle prime settimane.

Il vantaggio del Venezia al 22′ nasce proprio dalla capacità dei lagunari di verticalizzare rapidamente. Busio trova Adams e l’attaccante conclude con un diagonale preciso che batte De Gea. In quel momento ho pensato che la partita potesse diventare psicologicamente pesantissima per la Fiorentina: quarta gara di campionato, zero punti e nuovamente sotto nel punteggio. È proprio nel momento più complicato che la qualità individuale ha però riscritto completamente il copione.

Mastantuono pareggia al 29′ con una giocata che sintetizza perfettamente le sue caratteristiche. Parte dalla destra, si accentra e trova spazio per il sinistro. Un minuto più tardi arriva addirittura il secondo gol. Il Venezia perde equilibrio, Haps commette un errore e Beto accompagna l’azione lasciando all’argentino la possibilità di colpire ancora. Due gol praticamente consecutivi trasformano una Fiorentina fragile in una squadra improvvisamente sicura delle proprie possibilità.

Per me questo è stato il momento tatticamente decisivo. Fino all’1-0 il Venezia aveva avuto la sensazione di poter controllare la partita attraverso aggressività e occupazione del centrocampo. Dopo l’1-2, invece, Stroppa si è trovato costretto a inseguire e quindi ad aumentare progressivamente il numero di uomini sopra la linea della palla. La Fiorentina ha potuto così giocare la partita che preferiva: meno costruzione forzata e più spazio da attaccare alle spalle del pressing avversario.

Vanoli ha scelto una Fiorentina estremamente giovane e mobile. Jimenez, Dragusin, Viery e Ranieri componevano la linea difensiva, mentre Fagioli agiva come riferimento centrale con Ndour e Atta ai suoi lati. Davanti Mastantuono e Njie si muovevano alle spalle e intorno a Beto. Io considero interessante soprattutto questa struttura perché Fagioli ha avuto finalmente linee di passaggio multiple e giocatori capaci di muoversi senza aspettare il pallone sui piedi.

Beto non ha segnato, ma limitarsi al tabellino sarebbe ingeneroso. Ho visto un centravanti ancora poco brillante in alcune giocate tecniche, ma utile per occupare i centrali, attaccare lo spazio e creare corridoi per Mastantuono. In occasione del secondo gol interpreta bene la situazione e lascia il pallone al compagno meglio posizionato. Un attaccante può incidere anche senza segnare, soprattutto quando la sua presenza modifica continuamente le scelte della linea difensiva avversaria.

Il Venezia nella ripresa ha provato ad aumentare il possesso e a riportare la gara nella metà campo viola. Non considero negativa la prestazione della squadra di Stroppa dal punto di vista dell’atteggiamento. Il problema, ancora una volta, è stato trasformare il volume di gioco in occasioni realmente pulite. Avere il pallone non significa necessariamente controllare una partita: il controllo nasce dalla capacità di scegliere dove e quando accelerare. Ed è qui che ho visto la differenza maggiore.

La Fiorentina, invece, ha imparato velocemente a convivere con momenti di minore possesso. Non ha avuto bisogno di attaccare continuamente. Ha accettato di difendere qualche metro più bassa e ha aspettato gli errori del Venezia. Per una squadra che nelle prime tre giornate aveva subito nove gol, considero questo cambiamento mentale quasi più importante delle quattro reti segnate. Vanoli non ha risolto tutto in una sera, ma ha dato alla squadra una direzione riconoscibile.

Il terzo gol, firmato da Pellegrino al 66′, fotografa perfettamente questa trasformazione. Fagioli riesce a leggere lo spazio e serve il compagno, che capitalizza l’occasione. A quel punto la partita diventa molto complicata per il Venezia. Stroppa deve rischiare ulteriormente, mentre la Fiorentina può aspettare e ripartire. Sul 3-1 non ho più visto due squadre con la stessa pressione psicologica: una giocava per recuperare, l’altra finalmente con la libertà di gestire.

Mastantuono completa la sua serata all’84′ realizzando il quarto gol della Fiorentina e la tripletta personale. Io credo che questo possa diventare uno spartiacque nella sua stagione. Un giovane arrivato con aspettative enormi ha bisogno di momenti capaci di spezzare il rumore esterno. Una tripletta non risolve automaticamente i problemi di adattamento, ma può cambiare completamente la sicurezza con cui un talento interpreta ogni pallone successivo.

Il Venezia trova comunque il 2-4 con Hainaut nel finale. È un gol che non modifica l’esito della partita, ma per me evidenzia un elemento sul quale Vanoli dovrà lavorare. La Fiorentina continua a concedere qualcosa quando abbassa intensità e concentrazione. Il successo è meritato, ma sei gol complessivi raccontano una gara tutt’altro che controllata difensivamente. Se l’obiettivo viola è tornare nella parte sinistra della classifica, la fase senza pallone dovrà diventare molto più stabile.

Dal punto di vista del Venezia, io eviterei invece letture catastrofiche. Quattro sconfitte nelle prime quattro giornate sono un dato pesante, ma la squadra non mi sembra completamente vuota. Adams rappresenta un riferimento interessante, Busio dà qualità alla costruzione e Yeboah può creare superiorità quando trova campo. Il problema è soprattutto difensivo. Ogni errore individuale sembra trasformarsi immediatamente in un’occasione enorme per l’avversario, e in Serie A questo viene punito senza pietà.

La differenza finale tra le due squadre è stata soprattutto nella qualità delle conclusioni e nell’utilizzo degli spazi. Il Venezia ha avuto momenti nei quali sembrava poter riaprire la partita, ma la Fiorentina possedeva giocatori capaci di trasformare una situazione apparentemente normale in una giocata decisiva. Quando il livello tattico della gara diventa instabile, il talento individuale pesa ancora di più. E Mastantuono questa sera ha inclinato completamente il campo.

Per Vanoli considero questa vittoria molto più importante dei semplici tre punti. Arrivare dopo tre sconfitte, con Grosso appena esonerato, andare sotto fuori casa e riuscire a ribaltare immediatamente il risultato significa intervenire soprattutto sulla testa della squadra. Naturalmente una partita non basta per parlare di rinascita. Ma per la prima volta in questa stagione la Fiorentina ha reagito alle difficoltà invece di subirle. È probabilmente il segnale più importante uscito dal Penzo.

Io terrei però i piedi per terra. La Fiorentina continua ad avere margini enormi nella protezione della propria area e nella gestione dei momenti nei quali perde il pallone. Anche contro il Venezia sono emerse situazioni difensive migliorabili. La differenza è che questa volta l’attacco ha compensato. Vincere 4-2 può entusiasmare, ma Vanoli dovrà lavorare affinché in futuro non servano sempre tre o quattro gol per conquistare una partita.

Il Venezia, dall’altra parte, esce ancora senza punti nonostante abbia segnato due reti. Per Stroppa sarà fondamentale evitare che la classifica inizi a entrare nella testa dei giocatori. La stagione è lunga, ma quattro sconfitte consecutive possono modificare le scelte, togliere coraggio e spingere una squadra giovane a giocare con paura. Il Venezia deve correggere gli errori senza rinunciare alla propria identità, perché diventare improvvisamente conservativo sarebbe probabilmente il rischio peggiore.

La mia lettura finale è quindi abbastanza chiara. Venezia-Fiorentina non è stata semplicemente una partita da sei gol. È stata una gara nella quale due squadre fragili hanno reagito in maniera differente ai momenti di difficoltà. Il Venezia ha pagato ogni errore, mentre la Fiorentina ha trovato nel proprio talento più giovane la soluzione ai propri problemi. Il 4-2 restituisce ossigeno a Vanoli, ma soprattutto consegna alla Serie A una notte che Mastantuono difficilmente dimenticherà.

Formazioni ufficiali

Venezia – 3-5-2Fiorentina – 4-3-2-1
StankovicDe Gea
SchingtienneJimenez
MorenoDragusin
HapsViery
HainautRanieri
Kike PérezNdour
BusioFagioli
SohmAtta
SagradoMastantuono
YeboahNjie
AdamsBeto
Allenatore: Giovanni StroppaAllenatore: Paolo Vanoli

Risultato finale: Venezia 2-4 Fiorentina

Marcatori: Adams 22′ (V), Mastantuono 29′ e 30′ (F), Pellegrino 66′ (F), Mastantuono 84′ (F), Hainaut 86′ (V).

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Si occupa di analisi tattica, studio delle prestazioni, interpretazione dei dati e valutazione delle diverse fasi di gioco, combinando osservazione video e numeri per raccontare ciò che accade oltre il semplice risultato.

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