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Udinese-Venezia mi ha lasciato soprattutto una sensazione: la Coppa Italia continua a essere una competizione nella quale basta un episodio per cambiare completamente il significato di una serata. Al Bluenergy Stadium il Venezia è partito meglio, è passato in vantaggio dopo appena nove minuti e per una parte del primo tempo ha dato l’impressione di poter mettere seriamente in difficoltà i friulani. Poi l’Udinese ha trovato equilibrio, ha alzato il baricentro e soprattutto ha trovato in Vakoun Bayo l’uomo capace di ribaltare la partita. Il 2-1 finale porta la squadra di Kosta Runjaic agli ottavi, dove a dicembre incontrerà l’Atalanta.

Runjaic ha schierato l’Udinese con il 3-4-2-1. Mrozek in porta, Bertola, Kabasele e Solet nella linea difensiva, Vojvoda e Arizala sulle corsie con Karlstrom e Miller centralmente. Alle spalle di Davis hanno agito Unai Gomez e Bayo. Una struttura che permetteva ai friulani di occupare bene l’ampiezza, ma che inizialmente ha avuto qualche difficoltà soprattutto quando il Venezia riusciva a muovere velocemente il pallone sulle fasce.

Giovanni Stroppa ha risposto con un 3-5-2 profondamente rinnovato. Montipò tra i pali, Halhal, Bella-Kotchap e Ale Gomes in difesa, Correia e Sagrado esterni, Helgason, Dagasso e Sohm in mezzo al campo, con Lauberbach e Rrahmani in attacco. Il Venezia ha cambiato quasi completamente la squadra rispetto all’ultimo impegno di campionato, ma nei primi trenta minuti questa scelta non ha prodotto l’effetto di una formazione priva di automatismi.

Anzi, sono stati proprio i lagunari a costruire l’azione più bella dell’inizio di partita. Al 9′ Dagasso ha trovato una verticalizzazione interessante, Rrahmani ha partecipato alla costruzione e Correia è riuscito ad arrivare sul fondo. Sul pallone basso Lauberbach ha impegnato Mrozek, ma sulla respinta Sagrado è stato il più rapido di tutti e ha depositato in rete lo 0-1.

Mi è piaciuta particolarmente la capacità del Venezia di non limitarsi alla fase difensiva dopo il vantaggio. Dagasso ha gestito diversi possessi con personalità, mentre Rrahmani ha interpretato il ruolo offensivo in maniera meno tradizionale, venendo incontro e partecipando alla costruzione. Per alcuni minuti l’Udinese ha faticato a trovare riferimenti precisi.

La reazione friulana è arrivata gradualmente. Davis ha provato addirittura a sorprendere Montipò dalla lunga distanza vedendolo fuori dai pali, poi l’Udinese ha cominciato a recuperare metri. È stato questo, secondo me, il vero momento di svolta tattico della partita. Karlstrom e Miller hanno iniziato a lavorare più vicini alla metà campo avversaria e gli esterni hanno trovato maggiore continuità.

Al 34′ è arrivato il pareggio. Vojvoda ha messo un pallone preciso in area e Bayo ha attaccato perfettamente lo spazio, trovando di testa l’angolo basso. Un gol importante non soltanto per il risultato. Bayo arrivava alla partita dopo essere stato criticato per una grande occasione fallita contro il Como e aveva bisogno di una risposta immediata.

La risposta non è stata semplicemente positiva.

È diventata decisiva.

Nella ripresa ho visto un’Udinese completamente diversa nella gestione della partita. La squadra di Runjaic è diventata più solida nei duelli, ha occupato meglio le seconde palle e soprattutto ha cominciato a utilizzare Davis come punto di riferimento per costruire le azioni offensive.

All’8′ del secondo tempo è arrivato il 2-1. Arizala ha verticalizzato, Davis ha ricevuto sulla destra e attraverso una serie di movimenti è riuscito a creare lo spazio necessario. Il pallone servito al centro è stato trasformato da Bayo nel gol della rimonta.

Due gol.

Due modi differenti di segnare.

Il primo attraverso il gioco aereo, il secondo attaccando l’area e facendosi trovare nel punto corretto.

È proprio questa completezza che considero l’aspetto più interessante della sua prestazione.

Il Venezia ha provato a reagire, ma nella seconda parte della gara la difesa dell’Udinese ha aumentato sensibilmente il proprio livello. Kabasele e Solet hanno vinto diversi duelli e gli attaccanti di Stroppa hanno cominciato a ricevere palloni sempre più difficili da trasformare in occasioni.

Rrahmani ha avuto una possibilità interessante, ma Kabasele è riuscito a impedirgli una conclusione pulita. Successivamente Stroppa ha utilizzato la panchina inserendo giocatori come Haps, Fanne, Lisman, Panada e Adams, senza però riuscire a cambiare realmente l’inerzia.

Runjaic, invece, ha progressivamente gestito il vantaggio attraverso Abankwah, Kamara, Zarraga, Gueye ed Ebosse. L’Udinese non si è limitata a proteggere il risultato. Nel finale ha anche avuto la possibilità di trovare il 3-1, con Gueye che ha sfiorato il palo dopo un’azione sviluppata da Kamara.

Dal punto di vista statistico considero questa una partita interessante soprattutto per la differenza tra le due fasi. Il Venezia è stato superiore per fluidità nella parte iniziale, mentre l’Udinese ha progressivamente spostato il confronto sul piano fisico e sulla capacità di occupare l’area avversaria.

E in una partita da eliminazione diretta questo conta moltissimo.

Prima della gara il mercato considerava correttamente l’Udinese favorita, ma non in maniera schiacciante. Le quote mostravano infatti una probabilità significativa attribuita anche al Venezia, proprio perché le rotazioni e il formato della Coppa Italia aumentavano l’incertezza.

BookmakerUdinesePareggioVenezia
Eurobet1,973,453,85
Sisal1,953,503,75
Goldbet1,953,403,80
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Il risultato finale ha quindi rispettato il ruolo di favorita dell’Udinese, ma il percorso attraverso il quale è arrivato è stato molto meno semplice di quanto possa suggerire il 2-1.

Il Venezia è passato in vantaggio e per una parte del primo tempo ha realmente dato la sensazione di poter eliminare i friulani. È servita la crescita dell’intera struttura dell’Udinese e soprattutto la serata di Bayo per cambiare la storia.

Mi soffermo proprio sull’attaccante ivoriano perché considero questa doppietta significativa anche sul piano psicologico. Il calcio può essere crudele con gli attaccanti: puoi giocare una buona partita, sbagliare un’occasione importante e vedere tutta la valutazione della tua prestazione concentrarsi su quell’errore.

Bayo arrivava da giorni nei quali si era parlato soprattutto del gol mancato contro il Como.

Novanta minuti dopo, si parla di lui per una doppietta.

È una fotografia perfetta della vita di un centravanti.

Per l’Udinese la qualificazione significa soprattutto continuità. Dopo il successo ottenuto in campionato contro il Monza, arriva un’altra vittoria e soprattutto la possibilità di misurarsi negli ottavi con l’Atalanta alla New Balance Arena.

Quella sarà naturalmente una partita completamente differente.

Ma questa Coppa Italia ci ha già consegnato una prima indicazione: l’Udinese dispone di profondità sufficiente per cambiare diversi interpreti mantenendo una struttura competitiva.

Per il Venezia rimane invece una prestazione con due facce. Il primo tempo offre indicazioni incoraggianti, soprattutto considerando le numerose novità utilizzate da Stroppa. La ripresa mostra invece quanto sia ancora necessario lavorare sulla capacità di mantenere intensità e pericolosità quando l’avversario aumenta pressione e fisicità.

Il calcio a eliminazione diretta, però, non concede molto spazio alle interpretazioni.

Puoi giocare bene per mezz’ora.

Puoi passare in vantaggio.

Puoi mettere in difficoltà una squadra di Serie A.

Alla fine conta chi rimane dentro la competizione.

Ieri sera è rimasta l’Udinese.

E soprattutto è rimasto il nome di Vakoun Bayo, capace nel giro di pochi giorni di trasformare una grande occasione sbagliata nel ricordo precedente e una doppietta decisiva nel presente.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro si concentra sull’analisi tattica e statistica delle partite, sullo studio dei modelli di gioco e sull’interpretazione delle prestazioni individuali e collettive, cercando nei numeri e nelle dinamiche di campo ciò che il semplice risultato non racconta.

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