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Ci sono partite nelle quali il risultato finale racconta pochissimo di ciò che è realmente successo. Sassuolo-Frosinone, sedicesimo di finale di Coppa Italia disputato ieri al Mapei Stadium, appartiene esattamente a questa categoria. Dopo novanta minuti il tabellone indicava 1-1. Poi sono arrivati i rigori, la parata di Stefano Turati, un ultimo errore del Frosinone e la qualificazione del Sassuolo per 5-4. Ma ridurre questa partita alla lotteria dal dischetto sarebbe sbagliato, perché prima dei rigori è successo praticamente di tutto.

Alberto Aquilani ha presentato il Sassuolo con una struttura riconducibile al 4-3-3, affidandosi a Turati in porta; Cinquegrano, Odenthal, Leysen e Obrador nella linea difensiva; Thorstvedt, Lipani e Ghion a centrocampo; Volpato, Bowie e Dominguez nel reparto offensivo. Una formazione con diverse rotazioni, ma costruita comunque per controllare il possesso e provare ad attirare il Frosinone prima di accelerare negli ultimi trenta metri.

Massimiliano Alvini ha risposto con una disposizione molto particolare, interpretabile come 3-4-2-1, con Desplanches tra i pali, Amey, Akpoguma e Terzic nel reparto arretrato, Tchato e Fini sulle corsie, Grillitsch ed El Azzouzi nella zona centrale e Hasa e Zerbin alle spalle di Birligea. In fase di non possesso il sistema diventava però molto più compatto, con il Frosinone pronto ad abbassare gli esterni e restringere gli spazi centrali.

La prima parte della gara mi ha dato immediatamente una sensazione precisa: il Sassuolo voleva comandare, ma il Frosinone non era arrivato a Reggio Emilia per sopravvivere. Gli uomini di Alvini cercavano di sporcare la costruzione avversaria e ripartire rapidamente, soprattutto sfruttando la capacità di Zerbin di muoversi tra fascia e zona interna.

L’equilibrio si è rotto al 36′. Pedro Obiang Dominguez ha trovato la rete dell’1-0 e per qualche minuto sembrava che il Sassuolo avesse finalmente preso il controllo della partita. È proprio in questi momenti, però, che una squadra deve essere capace di gestire emotivamente il vantaggio.

Il Frosinone non si è disunito.

Nel recupero del primo tempo è arrivato l’1-1 di Aleksa Terzic, capace di riportare tutto in equilibrio proprio quando il Sassuolo pensava probabilmente di entrare negli spogliatoi avanti nel punteggio.

Dal mio punto di vista è stato un momento fondamentale. Subire un gol al 45’+2 significa perdere buona parte del vantaggio psicologico costruito durante il primo tempo. Il Sassuolo è quindi tornato in campo nella ripresa dovendo praticamente ricominciare la partita.

Aquilani ha provato a modificarla utilizzando la qualità della panchina. Sono entrati giocatori importanti come Domenico Berardi e Armand Laurienté, insieme a Van der Brempt, mentre successivamente hanno trovato spazio anche Esposito e Bakola. L’obiettivo era evidente: aumentare qualità nell’uno contro uno e capacità di creare superiorità vicino all’area del Frosinone.

Alvini ha risposto con Fayed, Cichella e Cittadini, inserendo successivamente anche Masini e Bobcek. La partita è così diventata meno ordinata e molto più interessante.

Il momento che avrebbe potuto cambiare completamente la storia della serata è arrivato intorno all’82’. Il Frosinone è riuscito a trovare la rete che avrebbe significato 1-2 con Cichella.

Per qualche secondo la qualificazione sembrava prendere la strada del Lazio.

Poi è intervenuto il VAR.

L’azione è stata controllata e il gol è stato annullato per un fallo di Fayed su Bowie all’inizio della costruzione. Una decisione pesantissima perché arrivata a pochi minuti dalla fine e perché ha trasformato quello che sembrava il colpo decisivo del Frosinone in un semplice episodio cancellato dal tabellino.

È anche qui che, secondo me, si misura la capacità mentale di una squadra. Il Frosinone avrebbe potuto accusare il colpo. Invece è rimasto dentro la partita fino alla fine, portando il Sassuolo ai calci di rigore.

Dopo novanta minuti il risultato era ancora 1-1.

A quel punto tattica, moduli e occupazione degli spazi lasciano improvvisamente posto a qualcosa di completamente differente.

Undici metri.

Un portiere.

Un tiratore.

E una quantità enorme di pressione.

La serie è iniziata con grande precisione. Bobcek ha segnato per il Frosinone e Berardi ha risposto per il Sassuolo. Fayed ha trasformato il proprio tentativo, così come Esposito. Zerbin non ha sbagliato e Bakola ha mantenuto il Sassuolo agganciato.

Tre rigori.

Tre gol per parte.

Poi è arrivato il momento di Stefano Turati.

Il portiere del Sassuolo è riuscito a neutralizzare il rigore di Amey, spostando improvvisamente tutto il peso della qualificazione sulle spalle del Frosinone.

Thorstvedt ha segnato il successivo rigore neroverde.

A quel punto Hasa doveva necessariamente realizzare per mantenere viva la serie.

Il suo tiro è terminato sopra la traversa.

Fine.

Sassuolo agli ottavi.

Il dato interessante è che il quinto rigore neroverde non è stato neppure necessario. Il vantaggio costruito grazie alla parata di Turati e all’errore successivo del Frosinone aveva già deciso tutto.

Prima della partita il Sassuolo era considerato favorito dai principali operatori. Le quote pre-match mostrano però come il Frosinone fosse considerato un avversario capace di creare problemi, cosa che il campo ha poi confermato.

BookmakerSassuoloPareggioFrosinone
Eurobet1,923,504,00
GoldBet1,853,454,05
AdmiralBet1,923,403,80
William Hill1,883,503,95
Bwin1,873,303,60

La cosa che mi colpisce maggiormente è che il Sassuolo abbia conquistato la qualificazione senza riuscire realmente a dimostrare quella superiorità suggerita dal mercato. Il Frosinone è rimasto in partita fino all’ultimo calcio di rigore e, senza l’intervento del VAR sul gol di Cichella, oggi probabilmente parleremmo di un’eliminazione neroverde.

Il mio migliore in campo è Stefano Turati. In una partita terminata ai rigori il portiere capace di neutralizzare un tiro dal dischetto diventa inevitabilmente protagonista, ma la sua importanza va oltre quella singola parata. Nei rigori il portiere combatte anche una battaglia psicologica. Ogni movimento sulla linea, ogni attesa e ogni scelta possono aumentare il dubbio nella testa del tiratore.

Il Sassuolo può quindi festeggiare, ma Aquilani avrà parecchio materiale da analizzare. La squadra ha mostrato qualità, soprattutto dopo l’ingresso di alcuni titolari, senza però riuscire a chiudere la gara nei novanta minuti.

Il Frosinone esce invece dalla Coppa Italia con una sconfitta particolarmente difficile da digerire. Aveva segnato il possibile 2-1, ha visto il VAR cancellarlo e successivamente è arrivato a pochi rigori dalla qualificazione.

È il calcio delle coppe.

Puoi essere virtualmente qualificato all’82’.

Puoi ritrovarti sull’1-1 pochi secondi dopo.

Puoi arrivare ai rigori.

E puoi uscire senza che l’avversario abbia nemmeno bisogno di calciare l’ultimo.

Per il Sassuolo, però, adesso arriva la parte più affascinante.

Agli ottavi ci sarà la Juventus.

E improvvisamente quella parata di Turati assume un peso ancora maggiore: non ha semplicemente deciso una serie di rigori.

Ha regalato al Sassuolo una delle partite più prestigiose della sua stagione.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro si concentra sull’analisi tattica e statistica delle partite, sullo studio dei modelli di gioco e sull’interpretazione delle prestazioni, cercando di leggere attraverso numeri, movimenti e situazioni di campo ciò che il semplice risultato spesso non riesce a raccontare.

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