La Juventus è entrata nella fase più delicata del proprio mercato: prima di completare la rosa deve vendere. L’obiettivo della dirigenza sarebbe costruire un tesoretto vicino agli 80 milioni di euro attraverso diverse uscite, con Jonathan David inserito tra i giocatori sacrificabili. Il canadese non è formalmente fuori rosa, ma una sua cessione libererebbe risorse fondamentali per intervenire ancora in attacco, a centrocampo e in difesa.
David era arrivato a parametro zero come uno dei colpi più interessanti dell’estate 2025. L’operazione, però, non era completamente gratuita: commissioni e premio alla firma hanno prodotto costi accessori per circa 12,5 milioni. Dopo una stagione il suo valore contabile resta relativamente basso e una vendita tra 20 e 30 milioni permetterebbe alla Juventus di registrare una plusvalenza importante. A questa si aggiungerebbe il risparmio su quattro anni di stipendio, potenzialmente superiore ai 40 milioni lordi.
Dal punto di vista tecnico, la prima stagione italiana di David non ha confermato pienamente le aspettative. I suoi movimenti senza pallone, la capacità di attaccare la profondità e la rapidità nelle combinazioni restano qualità evidenti, ma nella Juventus ha faticato quando è stato utilizzato come centravanti fisico contro difese chiuse. In Serie A ha chiuso con sei gol e quattro assist in 35 presenze, numeri insufficienti per un attaccante chiamato a guidare il reparto.
Da match analyst, non considero David un calciatore scarso o inadatto al calcio italiano. Credo piuttosto che abbia bisogno di una squadra capace di creare spazi, recuperare palla in avanti e accompagnare l’azione con più uomini. Il problema per la Juventus è soprattutto economico e progettuale: vendendolo adesso può generare valore, ridurre il monte ingaggi e aprire il posto a un centravanti più vicino alle richieste di Luciano Spalletti.
Il possibile arrivo di un nuovo attaccante dipende quindi dalla sua partenza. Joshua Zirkzee resta uno dei profili seguiti, mentre la nuova struttura offensiva dovrebbe ruotare attorno a un riferimento più fisico e associativo. David preferirebbe restare per dimostrare il proprio valore, ma non si opporrebbe a una destinazione convincente.
La mia valutazione è chiara: cedere David può essere una scelta finanziariamente intelligente, ma soltanto davanti a un’offerta adeguata e con il sostituto già individuato. Svendere il canadese dopo una sola stagione sarebbe un errore; trasformarlo in una plusvalenza utile per migliorare realmente la squadra, invece, avrebbe una logica precisa.
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