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Il nuovo Milan di Ruben Amorim è ancora un cantiere aperto, ma il pesante 3-0 subito contro il Chelsea nell’amichevole di Giacarta ha inevitabilmente acceso i primi campanelli d’allarme. Parlare già di allenatore a rischio sarebbe decisamente prematuro, ma il tecnico portoghese sa che il tempo a disposizione per trasformare le proprie idee in una squadra competitiva comincia a diminuire.

La prestazione contro il Chelsea ha evidenziato problemi soprattutto nell’identità di gioco. Amorim vuole un Milan aggressivo, capace di difendere in avanti, pressare alto e accettare anche situazioni di uno contro uno. Una filosofia ambiziosa che richiede però organizzazione, condizione atletica e giocatori perfettamente adatti al sistema. Contro una squadra tecnicamente forte come il Chelsea, alcuni di questi meccanismi sono saltati.

Il risultato è stato pesante: 3-0, nessun gol segnato e pochissima pericolosità offensiva. Il Milan ha sofferto quando il Chelsea è riuscito a superare la prima pressione, lasciando spazi importanti alle spalle dei centrocampisti e costringendo la difesa a gestire situazioni complicate. Anche la costruzione offensiva è apparsa troppo prevedibile, con Rafael Leão poco coinvolto e gli attaccanti spesso isolati.

Amorim, tuttavia, non sembra intenzionato ad abbandonare le proprie idee. Dopo la partita ha spiegato che affrontare avversari di questo livello fa parte del processo di preparazione e che alcune situazioni tattiche utilizzate nelle amichevoli non verranno necessariamente riproposte allo stesso modo nelle gare ufficiali. Il vero obiettivo resta arrivare pronti al primo appuntamento della stagione.

C’è poi una seconda questione, forse ancora più importante: la rosa è troppo numerosa. Amorim ha confermato che il Milan dovrà effettuare delle scelte e che proprio questa settimana potrebbe diventare decisiva per stabilire chi resterà nel progetto e chi invece potrà partire. Le amichevoli non sono state quindi semplicemente test atletici, ma vere audizioni per diversi giocatori.

La nostra analisi porta a individuare il principale problema nella distanza tra il calcio che Amorim vuole proporre e le caratteristiche dell’attuale rosa. Il suo sistema necessita di esterni capaci di coprire tutta la fascia, difensori aggressivi nell’anticipo e giocatori offensivi disposti a partecipare intensamente alla pressione. Non tutti gli elementi attualmente a disposizione sembrano avere il profilo ideale.

Il 3-0 contro il Chelsea deve comunque essere contestualizzato: era un’amichevole estiva, con esperimenti, giovani e carichi di lavoro differenti. Trasformarlo in una sentenza sarebbe sbagliato.

Ma al Milan le aspettative sono inevitabilmente elevate. Amorim è stato scelto per costruire qualcosa di nuovo e dovrà dimostrare rapidamente che dietro alle difficoltà del precampionato esiste una direzione precisa. Il vero esame inizierà con le partite ufficiali. Fino ad allora il portoghese dovrà fare tre cose: ridurre la rosa, definire le gerarchie e dare al Milan un’identità riconoscibile. Il tempo degli esperimenti sta per finire.

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