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Quando persino la federazione del tuo Paese decide di toglierti il proprio sostegno, credo che il segnale non possa essere considerato marginale. La Federazione svizzera ha ritirato l’appoggio alla candidatura di Gianni Infantino per un nuovo mandato alla presidenza della FIFA. A mio giudizio, non è semplicemente un voto che viene meno: è la fotografia di una frattura che sta diventando sempre più evidente all’interno del calcio internazionale.

La decisione è stata presa dal comitato centrale della Federazione svizzera il 25 settembre, dopo che soltanto a giugno era arrivato il sostegno ufficiale alla candidatura di Infantino. Tre mesi sono bastati per cambiare completamente posizione. La motivazione indicata dalla federazione riguarda questioni molto pesanti: leadership, governance, trasparenza e processi decisionali all’interno della FIFA. Parole che vanno ben oltre una semplice divergenza sulla gestione sportiva.

A rendere il caso ancora più significativo c’è naturalmente la provenienza di Infantino. Il presidente FIFA è svizzero e la sede della stessa FIFA si trova a Zurigo. Per questo considero la scelta della federazione elvetica particolarmente simbolica. Peter Knäbel, presidente della Federazione svizzera, ha sottolineato la necessità di standard elevati di trasparenza, responsabilità istituzionale e chiarezza. Se questi dubbi vengono sollevati dalla federazione di casa, per Infantino diventa molto difficile considerarli rumore esterno.

Uno dei temi centrali riguarda FIFA Forward Enterprise, il progetto che avrebbe aperto parte delle attività commerciali legate alle competizioni FIFA a investitori privati. Il piano è stato poi ritirato dopo una forte opposizione. Secondo Reuters, il progetto aveva generato critiche anche per il livello di consultazione con gli altri organismi del calcio internazionale. È qui che vedo il vero terreno dello scontro: chi deve controllare economicamente il calcio mondiale e quanto potere può concentrarsi nelle mani della FIFA?

La Svizzera, inoltre, non è isolata. Reuters riferisce che anche altre federazioni europee hanno ritirato il proprio sostegno, mentre il rapporto tra FIFA e UEFA è diventato sempre più teso. Parallelamente Premier League, Bundesliga, Serie A e Liga hanno chiesto importanti riforme nella governance della FIFA, maggiore partecipazione degli stakeholder e una separazione più chiara tra attività commerciali e funzione regolatoria. Quando federazioni, leghe e confederazioni iniziano a muoversi contemporaneamente, il problema diventa strutturale.

Il punto che trovo più interessante è proprio questo. Negli ultimi anni il calcio internazionale è diventato una gigantesca macchina economica: nuovi tornei, calendari sempre più pieni, diritti televisivi, sponsor e competizioni globali. La FIFA ha aumentato il proprio peso, ma insieme al potere sono aumentate anche le richieste di controllo e trasparenza. Secondo me è inevitabile. Più miliardi circolano nel sistema, meno può essere tollerata la sensazione che le decisioni vengano prese dentro poche stanze.

La tensione è arrivata anche sul terreno legale. FIFA ha accusato UEFA di portare avanti una campagna di disinformazione nell’ambito dello scontro relativo al progetto FIFA Forward Enterprise, mentre UEFA ha cercato documentazione e testimonianze negli Stati Uniti in vista di una possibile iniziativa giudiziaria in Svizzera. Le versioni delle due organizzazioni sono profondamente diverse. Quello che appare evidente, però, è che il rapporto tra i principali centri di potere del calcio mondiale è ormai estremamente deteriorato.

Infantino, dal canto suo, ha cercato di rispondere aprendo alla revisione dei processi decisionali e chiedendo approfondimenti indipendenti su alcune questioni. Anche sulla distribuzione delle risorse FIFA alle federazioni ha ordinato nuove valutazioni, dopo la richiesta avanzata da UEFA e CONCACAF di aumentare significativamente i fondi destinati alle 211 federazioni nazionali. Questo dimostra quanto lo scontro non riguardi soltanto il potere politico-sportivo, ma anche la gestione di riserve e risorse economiche gigantesche.

C’è poi un altro elemento da non sottovalutare. Le grandi leghe europee chiedono una rappresentanza permanente di federazioni, club, calciatori e campionati nei processi decisionali. In sostanza vogliono che la FIFA non possa contemporaneamente fissare le regole, organizzare competizioni e sviluppare iniziative commerciali senza contrappesi sufficienti. Io considero questa discussione fondamentale, perché coinvolge direttamente calendari, club e giocatori che vediamo ogni settimana.

Non so quale equilibrio emergerà da questa battaglia istituzionale, ma un punto mi sembra già chiaro: il calcio mondiale è entrato in una fase nella quale l’autorità della FIFA viene contestata con una forza che raramente abbiamo visto negli ultimi anni. La Svizzera che ritira il sostegno a Infantino è soltanto l’ultimo segnale. Dietro c’è una partita molto più grande, giocata non sul campo ma nelle stanze dove si decidono soldi, competizioni e futuro del calcio.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro si concentra sull’analisi tattica, statistica e comportamentale delle partite, con particolare attenzione all’evoluzione del calcio moderno, alla gestione delle competizioni e all’impatto che decisioni tecniche e istituzionali producono sul gioco.

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