Orsato_VAR_Arbitri_SerieA_CoppaItalia_PolemicheArbitrali_CalcioItaliano_CAN_Rigori_MoviolaOrsato_VAR_Arbitri_SerieA_CoppaItalia_PolemicheArbitrali_CalcioItaliano_CAN_Rigori_Moviola

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Quando un designatore arbitrale riconosce pubblicamente sette errori dopo appena cinque giornate di Serie A e i primi turni di Coppa Italia, credo sia impossibile liquidare tutto come normale amministrazione. Daniele Orsato ha scelto la trasparenza, e questo per me rappresenta un elemento positivo. Ma allo stesso tempo quei numeri aprono una domanda molto più scomoda: se il VAR deve intervenire meno, siamo davvero disposti ad accettare più errori decisivi sul campo?

I casi riconosciuti sono concreti. In Serie A sono mancati tre calci di rigore: il fallo di mano di Vlasic in Torino-Milan, l’intervento di Dragusin su Monterisi durante Fiorentina-Frosinone e la trattenuta di Kalulu su Rowe in Juventus-Atalanta. In tutti e tre gli episodi, secondo la ricostruzione fornita dalla CAN, il VAR sarebbe dovuto intervenire dopo la mancata decisione dell’arbitro. Ed è proprio qui che, secondo me, nasce la contraddizione più interessante.

Non parliamo soltanto di rigori. Orsato ha riconosciuto anche due espulsioni mancate: Caqueret in Como-Parma per l’intervento su Britschgi e Jimenez in Fiorentina-Frosinone per il colpo rifilato a Bracaglia. Cinque errori in campionato, quindi, ai quali se ne aggiungono due in Coppa Italia. Numeri che non significano necessariamente che il sistema arbitrale sia in crisi, ma dimostrano quanto sia sottile il confine tra restituire autorità all’arbitro e lasciare senza correzione un errore evidente.

In Coppa Italia manca infatti un rigore in Fiorentina-Pisa per la trattenuta di Caracciolo su Pellegrino. Nel Torino-Monza, invece, secondo la valutazione illustrata a Lissone, il VAR non avrebbe dovuto cancellare il penalty assegnato per il fallo di mano di Lucchesi. Quest’ultimo episodio è forse ancora più significativo: il problema non è soltanto quando la tecnologia rimane silenziosa, ma anche quando interviene su una decisione che avrebbe dovuto restare nelle mani dell’arbitro di campo.

La filosofia di Orsato è chiara. Il nuovo designatore sostiene di non aver mai avuto intenzione di eliminare o ridimensionare artificialmente il VAR, ma vuole arbitri capaci di prendere decisioni autonomamente. L’obiettivo è evitare quella che definisce sostanzialmente un’analisi troppo chirurgica delle immagini. Personalmente condivido il principio: il calcio non può trasformarsi in un processo fotogramma per fotogramma. Però considero altrettanto importante ricordare perché il VAR è nato: correggere gli errori evidenti che possono cambiare una partita.

I primi numeri della nuova stagione mostrano comunque un cambiamento evidente. Il tempo effettivo di gioco è salito a 59 minuti e 24 secondi, quasi sei minuti in più rispetto alla stagione precedente. I falli fischiati sono diminuiti da circa 26 a 22,74 per gara, mentre nelle prime cinque giornate sono stati concessi solamente cinque rigori. Sono diminuite anche ammonizioni ed espulsioni. Il calcio scorre di più, viene interrotto meno e gli arbitri sembrano tollerare maggiormente i contatti.

È una trasformazione che, vista da spettatore e analista, trovo interessante. Per anni abbiamo criticato partite spezzettate, revisioni interminabili e rigori concessi dopo contatti minimi osservati decine di volte al monitor. Tornare a privilegiare il gioco può rendere la Serie A più spettacolare. Il rischio, però, è passare da un estremo all’altro. Un VAR troppo invasivo rovina il ritmo, ma un VAR troppo timido rischia di perdere la propria funzione principale.

Orsato ha già fatto sapere che questa impostazione verrà mantenuta fino al termine della stagione. È una scelta comprensibile perché cambiare interpretazione ogni settimana sarebbe ancora peggio. Ora servirà soprattutto uniformità. Un contatto giudicato insufficiente oggi dovrà esserlo anche domani, indipendentemente dallo stadio, dalla squadra o dal minuto della partita. Perché la vera battaglia arbitrale non si gioca sul numero degli interventi VAR, ma sulla coerenza delle decisioni.

Io credo che queste prime settimane rappresentino un enorme banco di prova. Accettare che un arbitro possa sbagliare fa parte del calcio, ma la tecnologia esiste proprio perché alcuni errori possono essere corretti senza trasformare ogni episodio in una moviola infinita. La sfida di Orsato sarà trovare questo equilibrio. Più autorità agli arbitri sì, meno calcio da laboratorio anche. Ma quando l’errore è evidente, il silenzio del VAR rischia di essere molto più rumoroso di un fischio.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro è focalizzato sull’analisi tattica, statistica e comportamentale delle partite, con particolare attenzione alla lettura delle dinamiche di gioco, alle prestazioni individuali e collettive e all’evoluzione del calcio attraverso dati e tecnologia.

Fonti

  • ANSA, Calcio: Orsato riconosce sette errori tra campionato e Coppa Italia.
  • ANSA, Orsato: “Mai odiato il VAR, avanti con questa linea fino a fine stagione”.
  • Corriere dello Sport, Orsato riconosce sette errori arbitrali: la lista completa.
  • SportMediaset, Orsato riconosce le sviste di arbitri e VAR.
  • Italpress, Niente linea Orsato, ma uniformità. Sette errori tra Serie A e Coppa Italia.

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