Carlos Cuesta lascia il Parma dopo appena cinque giornate e una vittoria appena conquistata. Gilardino è ormai a un passo dal ritorno in gialloblù. Analizzo numeri, motivazioni e contraddizioni di una scelta che riapre il dibattito sulla pazienza e sui progetti tecnici in Serie A.Carlos Cuesta lascia il Parma dopo appena cinque giornate e una vittoria appena conquistata. Gilardino è ormai a un passo dal ritorno in gialloblù. Analizzo numeri, motivazioni e contraddizioni di una scelta che riapre il dibattito sulla pazienza e sui progetti tecnici in Serie A.

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A Parma è arrivata una decisione che, almeno nei tempi, considero sorprendente. Carlos Cuesta non è più l’allenatore della prima squadra dopo appena cinque giornate di Serie A. La società ha parlato ufficialmente di una separazione condivisa, spiegando che non esistevano più le condizioni per proseguire insieme nello sviluppo del progetto sportivo. Il punto più clamoroso è che l’addio è arrivato subito dopo la prima vittoria stagionale, il 2-1 contro il Genoa.

Io faccio fatica a leggere questa scelta soltanto attraverso i risultati. Il Parma aveva raccolto quattro punti nelle prime cinque giornate, con una vittoria, un pareggio e tre sconfitte, segnando quattro gol e subendone sette. Numeri certamente non brillanti, ma nemmeno tali da spiegare da soli un divorzio così precoce. La stessa nota ufficiale parla soprattutto di divergenze sullo sviluppo del progetto. Quando un rapporto si interrompe dopo cinque giornate, evidentemente il problema non nasce soltanto dalla classifica.

Cuesta era arrivato nell’estate 2025 con un profilo particolare. Giovane, appena trentenne, formatosi nello staff di Mikel Arteta all’Arsenal e alla prima vera esperienza da allenatore di una prima squadra. Il Parma aveva scelto una strada coraggiosa, affidandogli un gruppo che doveva consolidarsi in Serie A. Alla fine della prima stagione aveva chiuso al tredicesimo posto con 45 punti, frutto di 11 vittorie, 12 pareggi e 15 sconfitte. Non una stagione da copertina, ma sicuramente una salvezza tranquilla e coerente con gli obiettivi del club.

I numeri di Carlos Cuesta al Parma

PeriodoPartiteVittoriePareggiSconfittePuntiMedia punti
Serie A 2025/2638111215451,18
Coppa Italia 2025/26320162,00
Totale 2025/2641131216511,24
Serie A 2026/27511340,80

Nel primo campionato completo Cuesta aveva costruito una squadra difficile da battere, anche se raramente dominante. La Lega Serie A ricorda che tutte le sue undici vittorie erano arrivate con un solo gol di scarto: sette 1-0 e quattro 2-1. È un dettaglio che racconta bene il suo Parma. Compatto, prudente, spesso efficace, ma poco esplosivo. Forse proprio qui si trova una parte della distanza tra ciò che la società immaginava e ciò che stava vedendo sul campo.

La partenza di questa stagione aveva accentuato alcuni difetti. Quattro gol segnati in cinque partite sono pochi, soprattutto per una squadra chiamata a mostrare un’evoluzione rispetto all’anno precedente. Ma trovo curioso che la decisione sia arrivata proprio dopo il successo sul Genoa. Se il problema fosse stato soltanto il rendimento, quella vittoria avrebbe dovuto almeno concedere tempo. Il fatto che non sia successo suggerisce che la frattura interna fosse già molto più profonda. Gazzetta parla infatti di un confronto con la dirigenza legato anche a questioni di gestione del campo.

E qui entra in scena Alberto Gilardino. Al momento in cui scrivo la firma non è ancora stata ufficializzata dal Parma, ma la trattativa è ormai in fase conclusiva. Sky Sport riferisce che il club ha scelto proprio lui, mentre la Gazzetta parla di accordo ormai a un passo. Gilardino deve ancora completare alcuni passaggi burocratici legati al contratto con il Pisa, ma salvo sorprese sarà lui il nuovo allenatore dei gialloblù.

È una scelta che porta con sé inevitabilmente anche una componente emotiva. Gilardino non è uno qualunque per Parma. Tra il 2002 e il 2005 ha vestito quella maglia segnando tantissimo e diventando uno degli attaccanti simbolo di quegli anni. ANSA ricorda anche il suo gol nello spareggio salvezza contro il Bologna del 2005. Ventuno anni dopo potrebbe tornare nello stesso ambiente, questa volta dalla panchina. Una storia perfetta da raccontare, ma che naturalmente dovrà essere sostenuta dai risultati.

Dal punto di vista tattico, Gilardino rappresenterebbe anche una continuità interessante. Il 3-5-2 è un sistema che conosce bene e che può adattarsi alle caratteristiche della rosa. Gazzetta indica proprio questo modulo come possibile punto di ripartenza, con un equilibrio tra esperienza e giovani. Non mi aspetto quindi una rivoluzione totale. Il Parma probabilmente cercherà soprattutto semplicità, compattezza e chiarezza nelle responsabilità. Dopo una separazione così improvvisa, forse è proprio ciò di cui il gruppo ha bisogno.

Quello che mi lascia più perplesso è però il concetto di progetto. Cuesta era stato scelto proprio perché rappresentava una scommessa di medio periodo: giovane allenatore, idee moderne, esperienza maturata accanto ad Arteta e contratto biennale. Poco più di dodici mesi dopo, tutto è già finito. Se un progetto viene interrotto dopo cinque giornate della seconda stagione, allora bisogna chiedersi quanto fosse davvero condiviso fin dall’inizio.

Non è un problema esclusivamente parmigiano. Cuesta è già il terzo tecnico a lasciare una panchina di Serie A nelle prime cinque giornate, dopo Domenico Tedesco al Bologna e Fabio Grosso alla Fiorentina. Lo scorso anno il primo esonero era arrivato soltanto alla fine di ottobre. Il calcio italiano sembra avere sempre meno pazienza e sempre più paura di aspettare. In un ambiente del genere parlare di programmazione rischia di diventare soltanto una parola elegante da conferenza stampa.

Questo non significa che il Parma abbia necessariamente sbagliato. Una società vive quotidianamente lo spogliatoio, gli allenamenti e il rapporto tra staff e dirigenti. Se quel rapporto si era deteriorato, prolungarlo artificialmente avrebbe avuto poco senso. Ma dall’esterno la tempistica resta molto forte. Cuesta lascia con il Parma quindicesimo, quattro punti e una vittoria appena conquistata. Non stiamo parlando di una squadra allo sbando: stiamo parlando di una società che ha deciso di cambiare strada prima ancora che la stagione iniziasse davvero.

Adesso tutta l’attenzione passa su Gilardino. Se arriverà, avrà il vantaggio di conoscere perfettamente l’ambiente e di essere accolto con un credito emotivo enorme. Ma proprio per questo dovrà stare attento a non farsi schiacciare dalla nostalgia. Il Gilardino calciatore appartiene alla storia del Parma. Quello allenatore dovrà costruire qualcosa di completamente nuovo.

La mia sensazione è che questa separazione racconti molto più del semplice rendimento di Carlos Cuesta. Racconta una società che evidentemente non riconosceva più nella guida tecnica la direzione desiderata e ha preferito intervenire subito. Ora però la responsabilità passa interamente al club: se cambi dopo cinque giornate, il nuovo progetto deve essere chiaro fin dal primo giorno. Altrimenti la parola “progetto” rischia davvero di perdere qualsiasi significato.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Analizza il calcio attraverso dati, principi tattici e dinamiche di squadra, cercando di andare oltre il risultato per interpretare anche le scelte tecniche, organizzative e strategiche che influenzano il rendimento di un club.

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