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C’è una parola che nelle ultime settimane accompagna continuamente l’Inter: rimonta. La squadra di Cristian Chivu ha dimostrato una capacità impressionante di reagire quando la situazione sembra compromessa. Va sotto, incassa, sembra perdere il controllo e poi cambia improvvisamente volto. Da tifoso neutrale è spettacolare. Da osservatore, invece, qualche domanda comincio a farmela. Perché recuperare una partita è una dimostrazione di carattere. Doverlo fare continuamente può diventare il segnale che qualcosa, prima della reazione, non sta funzionando come dovrebbe.

Nelle prime cinque giornate di Serie A l’Inter ha raccolto 13 punti, con quattro vittorie e un pareggio, segnando 15 gol. Numeri assolutamente importanti. Ma dentro questa partenza quasi perfetta esiste una particolarità difficile da ignorare: per tre giornate consecutive i nerazzurri si sono ritrovati sotto di due reti e sono riusciti comunque a rientrare. Prima il Napoli, poi l’Udinese, infine la Roma. Contro i primi due sono arrivate addirittura vittorie, mentre all’Olimpico è arrivato il pareggio. Il sito ufficiale dell’Inter ha confermato questa sequenza. (inter.it)

PartitaSituazioneRisultato finale
Inter-NapoliInter sotto 0-23-2
Inter-UdineseInter sotto 0-25-3
Roma-InterInter sotto 0-22-2

Io non credo che una serie simile possa essere liquidata semplicemente con la frase “questa squadra non muore mai”. È vero, l’Inter non muore. Ed è una qualità enorme. Ma una grande squadra dovrebbe anche cercare di non finire ogni volta sul tavolo operatorio prima di dimostrare di essere ancora viva. Il carattere è fondamentale, però non può diventare il sistema di gioco. Prima o poi arriva una partita nella quale il recupero non riesce, il portiere avversario prende tutto oppure il cronometro termina prima della rimonta.

La cosa più interessante dell’Inter di Chivu è proprio questa apparente contraddizione. Da una parte vedo una squadra fortissima mentalmente, con giocatori esperti che non vanno nel panico e un reparto offensivo capace di produrre gol in poco tempo. Dall’altra vedo una formazione che in alcuni momenti concede troppo facilmente agli avversari la possibilità di colpirla. Essere capaci di segnare tre gol non significa automaticamente potersi permettere di subirne due. Questa differenza sembra banale, ma nelle stagioni che decidono Scudetti e Champions diventa enorme.

La rimonta contro il Napoli è stata probabilmente il manifesto più spettacolare di questa mentalità. Sotto 0-2, l’Inter ha ribaltato tutto fino al 3-2. Contro l’Udinese la storia è stata ancora più estrema: nuovo doppio svantaggio e cinque reti nerazzurre per chiudere 5-3. Due partite che possono creare una convinzione potentissima nello spogliatoio: qualunque cosa accada, possiamo recuperarla. Reuters ha sottolineato proprio la capacità della squadra di reagire e assumersi rischi pur di modificare l’andamento delle partite. (reuters.com) (reuters.com)

Ma questa sicurezza può diventare anche pericolosa. Nel calcio esiste una sottile differenza tra consapevolezza e presunzione. Se una squadra interiorizza l’idea di poter recuperare sempre, rischia inconsciamente di perdere quella ferocia necessaria per controllare le partite dall’inizio. Non sto dicendo che l’Inter entri in campo pensando di poter concedere due gol. Sarebbe assurdo. Dico però che abituarsi alle rimonte può trasformare l’emergenza in normalità, mentre l’obiettivo di una squadra dominante dovrebbe essere esattamente l’opposto.

C’è poi un altro problema: l’energia. Ribaltare continuamente le partite significa aumentare intensità, pressione, corse e rischi. Significa chiedere ai migliori giocatori di spingere fino all’ultimo minuto e mantenere una concentrazione emotiva altissima. Ad agosto e settembre può funzionare magnificamente. A febbraio, quando iniziano le settimane con campionato, Champions League e appuntamenti decisivi, la situazione cambia. Una squadra che vuole vincere tutto deve imparare anche a vincere male, lentamente e senza trasformare ogni domenica in un film d’azione.

E qui entra inevitabilmente in gioco Lautaro Martínez. Il capitano resta uno degli uomini capaci di cambiare completamente il destino di una partita. Contro il Napoli ha segnato due volte, compreso il gol decisivo nel finale, mentre all’Olimpico ha firmato entrambe le reti della rimonta contro la Roma. È una fortuna enorme per Chivu. Però proprio la presenza di campioni simili può talvolta nascondere problemi collettivi. Quando un fuoriclasse risolve continuamente le difficoltà, il risultato rischia di cancellare le domande che quelle difficoltà dovrebbero generare. (reuters.com)

Non voglio nemmeno cadere nell’estremo opposto. Sarebbe ingiusto dipingere questa Inter come una squadra fragile. Una formazione fragile non recupera tre volte consecutive dopo essere finita sotto di due gol. Qui esiste un gruppo con esperienza, qualità offensiva e una convinzione profonda nei propri mezzi. Quello che per altre squadre sarebbe un difetto devastante, l’Inter riesce spesso a trasformarlo in benzina. Questo dice molto sulla forza dello spogliatoio e sul lavoro mentale costruito dalla squadra.

Il problema è che il livello successivo richiede qualcosa di diverso. La grande squadra reagisce. La squadra dominante previene. Riduce gli errori, rallenta la partita quando serve, capisce quando attaccare e quando togliere ossigeno all’avversario. Non ha bisogno continuamente della giocata straordinaria o dell’assalto finale. È questo, secondo me, il passaggio che Chivu deve cercare di compiere: trasformare un’Inter spettacolare e resistente in un’Inter più controllata e spietata.

I numeri della classifica confermano che non esiste alcuna emergenza. Dopo cinque giornate l’Inter era ancora imbattuta, con 13 punti e 15 reti segnate. Parlare di crisi sarebbe ridicolo. Anzi, proprio perché i risultati stanno arrivando considero questo il momento migliore per evidenziare il problema. Quando perdi, correggere qualcosa diventa obbligatorio. Quando vinci, invece, è molto più facile convincerti che non ci sia nulla da correggere. Ed è proprio lì che le grandi squadre devono essere più lucide. (inter.it)

La mia sensazione è quindi doppia. Le rimonte dell’Inter sono una dimostrazione straordinaria di forza mentale, ma allo stesso tempo stanno accendendo una piccola luce rossa sul cruscotto. Non significa che il motore sia rotto. Significa semplicemente che sarebbe poco intelligente ignorarla perché la macchina continua ad andare veloce. Chivu ha una squadra capace di segnare, soffrire e reagire. Adesso deve insegnarle soprattutto a non complicarsi la vita.

Perché alla fine il vero salto di qualità non sarà vedere l’Inter recuperare l’ennesimo 0-2. Sarà vedere un’Inter capace di andare avanti, controllare la partita e chiuderla senza dover ricorrere ogni volta all’eroismo. Le rimonte costruiscono emozioni e identità. Il dominio, invece, costruisce i trofei. Ed è proprio questo il confine che questa Inter dovrà attraversare se vuole trasformare un inizio spettacolare in una stagione davvero grande.

Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienze attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Studia il calcio attraverso dati, dinamiche tattiche e interpretazione delle situazioni di gioco, cercando di andare oltre il semplice risultato per individuare punti di forza, criticità e tendenze delle squadre.

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