Il minuto di silenzio per Sandro Mazzola interrotto da una parte dei tifosi juventini riapre una domanda scomoda: fin dove può arrivare la rivalità? La Juventus ha condannato l’episodio ed è stata multata. Il calcio vive di passione, ma senza rispetto perde una parte della propria anima.Il minuto di silenzio per Sandro Mazzola interrotto da una parte dei tifosi juventini riapre una domanda scomoda: fin dove può arrivare la rivalità? La Juventus ha condannato l’episodio ed è stata multata. Il calcio vive di passione, ma senza rispetto perde una parte della propria anima.

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Ci sono rivalità che rendono il calcio meraviglioso e altre situazioni nelle quali, secondo me, la rivalità dovrebbe semplicemente fermarsi. Quanto accaduto prima di Juventus-Atalanta del 20 settembre appartiene alla seconda categoria. Durante il minuto di silenzio dedicato a Sandro Mazzola, scomparso a 83 anni, una parte dei sostenitori juventini presenti nella Tribuna Sud ha scelto di voltarsi di spalle e intonare cori. Per me non è rivalità: è la perdita del senso della misura.

Voglio però essere preciso, perché generalizzare sarebbe profondamente ingiusto. Il Giudice Sportivo ha parlato di un numero percentualmente esiguo di sostenitori e il resto dello stadio si è dissociato dal comportamento. Anche la Juventus è intervenuta rapidamente condannando l’episodio e ricordando che nessuna rivalità può giustificare la mancanza di rispetto durante una commemorazione. Quei gesti appartengono quindi a chi li ha compiuti, non all’intera tifoseria juventina.

La Juventus è stata successivamente multata di 10.000 euro. Una sanzione attenuata proprio in considerazione della presa di posizione immediata del club e della dissociazione del resto del pubblico. Personalmente, però, credo che la vera questione vada molto oltre la cifra. Diecimila euro non restituiscono dignità a un minuto di raccoglimento interrotto. Il calcio può permettersi cori, sfottò e rivalità feroci. Non dovrebbe mai trasformare il ricordo di una persona appena scomparsa in un altro terreno di scontro.

Sandro Mazzola non era soltanto una bandiera dell’Inter. Era uno dei protagonisti della storia del calcio italiano, figlio di Valentino Mazzola e simbolo di un’epoca nella quale il nostro movimento rappresentava un riferimento mondiale. Si può essere juventini e non amare sportivamente l’Inter. Si può discutere per novanta minuti, contestare un arbitro e provocare l’avversario. Ma davanti alla morte, secondo me, dovrebbe esistere una zona franca. Sessanta secondi di silenzio non significano rinunciare ai propri colori: significano ricordarsi di essere persone prima ancora che tifosi.

Quello che mi preoccupa maggiormente è la progressiva normalizzazione dell’estremismo da stadio. Ogni gesto viene giustificato con la rivalità, ogni insulto con la passione e ogni provocazione con il folklore. Io non credo che debba funzionare così. Il tifo è meraviglioso proprio perché esaspera emozioni che nella vita quotidiana difficilmente proviamo. Ma esiste una linea. E quando quella linea viene superata, difendere il comportamento soltanto perché proviene dalla propria curva significa smettere di amare il calcio e cominciare semplicemente a difendere una tribù.

Mi è piaciuta, invece, la risposta della Juventus. Una società non può controllare individualmente ogni persona presente sugli spalti, ma può decidere chiaramente quali valori rappresentare. Condannare immediatamente quanto accaduto era necessario. Allo stesso modo è importante ricordare che molti altri tifosi presenti allo Stadium hanno reagito applaudendo e dissociandosi. È da loro che ripartirei. La rivalità deve rendere una partita più intensa, non rendere il calcio più povero.

Autore

Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Studia il calcio attraverso dati, dinamiche tattiche e interpretazione delle situazioni di gioco, cercando di andare oltre il risultato per raccontare anche i fenomeni culturali e sportivi che circondano il campo.

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