Sarri attacca il VAR dopo la trattenuta di Kalulu su Rowe non sanzionata in Juventus-Atalanta. Analizzo l’episodio e la nuova linea dell’AIA: meno revisioni e maggiore centralità dell’arbitro. Una filosofia condivisibile, ma solo se accompagnata da criteri chiari, uniformità e trasparenza.Sarri attacca il VAR dopo la trattenuta di Kalulu su Rowe non sanzionata in Juventus-Atalanta. Analizzo l’episodio e la nuova linea dell’AIA: meno revisioni e maggiore centralità dell’arbitro. Una filosofia condivisibile, ma solo se accompagnata da criteri chiari, uniformità e trasparenza.

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Quando sento Maurizio Sarri dire che, davanti a episodi come quello di Juventus-Atalanta, il VAR potrebbe essere addirittura abolito, non penso alla solita protesta dell’allenatore sconfitto. Penso invece a un problema molto più profondo. Se una tecnologia viene introdotta per correggere gli errori evidenti ma poi decide deliberatamente di non intervenire, il tifoso finisce inevitabilmente per chiedersi quale sia davvero il suo compito.

L’episodio arriva intorno alla mezz’ora, poco dopo il vantaggio della Juventus firmato da Francisco Conceição. De Ketelaere trova Rowe in profondità e l’attaccante dell’Atalanta viene trattenuto in area da Kalulu. L’arbitro Zufferli lascia proseguire e dalla sala VAR non arriva una revisione al monitor. La decisione viene quindi confermata. È proprio il mancato intervento tecnologico, più ancora della scelta dell’arbitro, ad accendere Sarri.

Io non voglio trasformare automaticamente quell’azione in una sentenza. I contatti in area restano materia arbitrale e la valutazione può dipendere dall’intensità, dalla dinamica e dal protocollo. Però guardando l’episodio capisco perfettamente la domanda posta da Sarri: se una trattenuta prolungata non porta nemmeno a una revisione al monitor, quanto deve essere evidente un possibile errore perché il VAR ritenga necessario intervenire?

Sarri, tra l’altro, non sta chiedendo un VAR che controlli ossessivamente ogni contatto. Ha spiegato di preferire l’utilizzo più limitato introdotto in questa stagione rispetto alle continue revisioni viste in passato. La sua posizione è quasi paradossale: meno tecnologia va bene, secondo lui, ma sulle situazioni considerate evidenti deve intervenire. Da qui la provocazione: “bisogna abolire il VAR” se non viene utilizzato neppure in episodi del genere.

Il punto interessante è che l’AIA sembra intenzionata a proseguire esattamente nella direzione opposta alle richieste di maggiore interventismo. La linea ribadita a Lissone è quella della centralità dell’arbitro: il VAR deve entrare soltanto davanti a un chiaro ed evidente errore, secondo l’impostazione FIFA e UEFA. Dopo cinque giornate di Serie A si è registrata appena una on-field review, contro una media di circa cinque nello stesso periodo degli ultimi due campionati.

Personalmente considero positivo ridurre l’arbitraggio telecomandato. Voglio che il direttore di gara rimanga realmente il responsabile della partita. Ma proprio per questo servono criteri estremamente comprensibili. Il problema non è avere meno VAR: il problema nasce quando nessuno riesce più a capire quali episodi siano abbastanza importanti da provocarne l’intervento. È qui che la tecnologia rischia di generare più discussioni di quelle che dovrebbe risolvere.

C’è poi un aspetto che non voglio ignorare. Juventus-Atalanta è terminata 2-0, con i gol di Conceição e Bremer, e Sarri stesso ha riconosciuto problemi nella propria squadra. Ha parlato di poca iniziativa e di mancanza di coraggio. Anche Ederson, pur considerando il contatto su Rowe da rigore, ha precisato che non può essere utilizzato come unica spiegazione della sconfitta. Contestare un episodio non significa cancellare tutto quello che è successo negli altri ottantanove minuti.

Ed è esattamente questa la posizione che condivido. L’Atalanta ha perso la terza partita consecutiva e deve interrogarsi sui propri limiti, indipendentemente dall’arbitraggio. Ma il fatto che una squadra abbia giocato male non rende automaticamente corretta una decisione arbitrale. Sono due discussioni diverse e possono tranquillamente convivere. Un errore resta un errore anche quando la squadra che lo subisce non ha giocato abbastanza bene per vincere.

Il calcio italiano entra quindi nella sosta con una questione molto interessante sul tavolo. Daniele Orsato e l’AIA vogliono restituire maggiore potere all’arbitro e limitare le revisioni. Io considero l’idea sensata, purché venga accompagnata da uniformità. Perché ciò che distrugge la credibilità non è necessariamente una decisione sbagliata. È vedere due episodi simili trattati in maniera completamente diversa da una domenica all’altra.

Sarri ha utilizzato parole fortissime, forse volutamente provocatorie. Io non abolirei affatto il VAR. Farei invece qualcosa di molto più semplice: renderei ancora più chiari i criteri di intervento e spiegherei pubblicamente gli episodi controversi. Perché il vero obiettivo della tecnologia non dovrebbe essere eliminare ogni errore, impresa probabilmente impossibile. Dovrebbe rendere le decisioni più comprensibili, coerenti e trasparenti. E oggi è proprio su questo terreno che il VAR continua a giocare la sua partita più difficile.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza professionale attraverso contratti e collaborazioni con diverse società calcistiche europee. Il suo lavoro combina analisi tattica e studio dei dati, con particolare attenzione agli episodi decisivi, alle dinamiche arbitrali, al VAR, agli xG, alle transizioni e all’interpretazione tecnica delle partite.

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