Due partite, sei punti, otto gol segnati e nessuno subito. Io credo che bastino questi numeri per capire quanto sia stato impressionante l’inizio di campionato della Roma di Gian Piero Gasperini. Dopo il 4-0 della prima giornata è arrivato un altro 4-0, questa volta sul campo del Lecce, e la sensazione che ricavo guardando i giallorossi è quella di una squadra che abbia già assimilato una parte importante delle idee del proprio allenatore. Siamo soltanto all’inizio della stagione e sarebbe prematuro parlare di candidata allo Scudetto, ma quando una squadra cambia guida tecnica e parte producendo otto reti senza concederne una, il segnale merita attenzione.
A Lecce la Roma impiega appena sei minuti per indirizzare la partita. Soulé trova Ferguson e l’attaccante irlandese realizza il suo primo gol in Serie A con la maglia giallorossa. È un’azione che secondo me racconta perfettamente uno dei principi che Gasperini sta cercando di trasferire: recuperare o gestire il pallone con l’obiettivo di verticalizzare rapidamente, evitando possesso sterile quando esiste la possibilità di attaccare la porta. Ferguson offre profondità e presenza fisica, mentre Soulé può muoversi tra fascia e mezzo spazio. Quando questi movimenti vengono sincronizzati, la Roma riesce ad arrivare nell’area avversaria con pochissimi passaggi.
Il Lecce prova a reagire, soprattutto attraverso Pierotti e Banda, ma la Roma non perde compattezza. Questo per me è forse il dato più importante delle prime due giornate. Gasperini viene normalmente associato alla pressione, alle marcature individuali e alla produzione offensiva, ma una squadra realmente competitiva deve essere capace anche di proteggersi quando perde il pallone. La Roma sta facendo proprio questo. I difensori accettano spesso il duello, il centrocampo accorcia immediatamente e gli esterni lavorano su entrambe le fasi. Il risultato è che Svilar attraversa lunghi periodi della partita senza essere sottoposto a una pressione realmente continua.
Il secondo gol arriva al 29′ e porta la firma di Paulo Dybala. Wesley costruisce l’azione sulla destra e serve l’argentino, che controlla e conclude con precisione. Io continuo a considerare Dybala un giocatore fondamentale per questa Roma perché rappresenta una soluzione differente rispetto alla verticalità degli altri attaccanti. Può rallentare, attirare un avversario, ricevere tra le linee e inventare l’ultima giocata. Gasperini non gli chiede di correre continuamente verso la profondità, ma gli costruisce intorno movimenti che gli permettono di ricevere in zone dove la sua qualità tecnica può diventare decisiva.
Prima dell’intervallo arriva anche il terzo gol. Ancora Soulé protagonista, questa volta direttamente come realizzatore. Il 3-0 chiude praticamente la partita già nel primo tempo e dimostra un’altra differenza che sto notando rispetto a diverse versioni recenti della Roma: la volontà di continuare ad attaccare anche dopo essere passata in vantaggio. Non vedo una squadra che segna e immediatamente arretra di venti metri per proteggere il risultato. Vedo una formazione che prova a sfruttare il momento di difficoltà dell’avversario per aumentare il vantaggio. È una mentalità aggressiva, perfettamente coerente con il calcio che Gasperini ha costruito durante gli anni all’Atalanta.
Statistiche Lecce-Roma
| Statistica | Lecce | Roma |
|---|---|---|
| Risultato | 0 | 4 |
| Possesso palla | 40% | 60% |
| Tiri totali | 8 | 18 |
| Tiri nello specchio | 2 | 8 |
| Tiri fuori | 4 | 6 |
| Tiri respinti | 2 | 4 |
| Calci d’angolo | 3 | 7 |
| Grandi occasioni | 1 | 6 |
| Passaggi completati | 303 | 486 |
| Precisione passaggi | 82% | 89% |
| Falli | 13 | 11 |
| Fuorigioco | 2 | 1 |
I numeri spiegano bene la superiorità giallorossa. La Roma chiude intorno al 60% di possesso, produce diciotto conclusioni e ne indirizza otto nello specchio. Ancora più significativo considero il rapporto tra occasioni create e gol realizzati: quattro reti indicano una squadra capace di trasformare il proprio volume offensivo in concretezza. Non servono trenta tiri per segnare una volta. Quando la Roma riesce a entrare nell’ultimo terzo di campo, cerca rapidamente la soluzione più pericolosa. Sei grandi occasioni costruite contro una del Lecce fotografano meglio di qualsiasi altro numero la distanza tra le due squadre.
Nella ripresa mi aspettavo inevitabilmente una diminuzione del ritmo. Con tre gol di vantaggio e una stagione lunghissima davanti, sarebbe stato comprensibile gestire. Gasperini utilizza infatti le sostituzioni anche per distribuire energie, ma la Roma continua a mantenere una buona occupazione del campo. Il Lecce prova ad alzarsi, lasciando però ulteriori spazi alle spalle della propria linea difensiva. I giallorossi non hanno più la stessa aggressività dei primi quarantacinque minuti, ma mantengono il controllo della gara senza concedere occasioni sufficienti per riaprire realmente l’incontro.
Il quarto gol completa la serata e trasforma una vittoria netta in un’altra dimostrazione di forza. Quello che mi impressiona non è soltanto il numero delle reti. È la distribuzione delle responsabilità offensive. Ferguson può finalizzare, Soulé può creare e segnare, Dybala rimane decisivo tra le linee, mentre gli esterni garantiscono ampiezza e inserimenti. Per un allenatore come Gasperini è fondamentale non dipendere esclusivamente da un attaccante da venticinque gol. Le sue squadre migliori hanno sempre prodotto attraverso molti giocatori differenti e questa Roma sembra già muoversi nella stessa direzione.
Poi c’è la fase difensiva. Zero gol subiti in 180 minuti è probabilmente il numero che Gasperini apprezzerà più degli otto segnati. Quando una squadra utilizza marcature aggressive e porta tanti uomini nella metà campo avversaria, il rischio principale è concedere campo alle spalle della pressione. Finora la Roma è riuscita a limitarlo attraverso una buona organizzazione preventiva. Mancini e compagni difendono in avanti, i centrocampisti proteggono immediatamente la seconda palla e Svilar offre sicurezza quando la pressione viene superata. È ancora presto, ma la struttura appare già sorprendentemente solida.
Io noto soprattutto una trasformazione nella mentalità. Questa Roma non sembra voler semplicemente controllare la partita: vuole modificarne continuamente l’intensità. Pressa quando riconosce il momento giusto, accelera dopo il recupero e cerca di riempire l’area con più giocatori. Il possesso non diventa l’obiettivo, ma uno strumento. È esattamente la caratteristica che per anni ha reso imprevedibile l’Atalanta di Gasperini. Quando gli automatismi saranno ancora più sviluppati, soprattutto nelle rotazioni offensive e nelle marcature preventive, la Roma potrebbe diventare una squadra estremamente difficile da affrontare.
Naturalmente due giornate non possono cancellare tutti gli interrogativi. Voglio vedere questa Roma contro avversari capaci di superare la prima pressione e contro squadre che le lasceranno pochissimo spazio. Voglio capire come reagirà quando andrà sotto nel risultato e quando dovrà giocare tre partite in una settimana. Sono test inevitabili. Ma partire con due vittorie, otto gol realizzati e zero subiti significa poter affrontare questo percorso con entusiasmo e convinzione. Gasperini non ha ancora completato la sua Roma, ma alcune impronte del suo calcio sono già perfettamente riconoscibili.
Per questo considero l’inizio giallorosso uno dei segnali più forti di questo campionato. Non parlerei ancora di Scudetto perché sarebbe prematuro, ma non considero più la Roma semplicemente una squadra interessata alla qualificazione Champions. Se questa intensità, questa capacità realizzativa e soprattutto questa solidità difensiva continueranno anche contro le grandi, allora il discorso potrebbe cambiare rapidamente. Per ora rimangono i numeri: sei punti su sei, otto gol fatti, zero subiti. E soprattutto rimane una sensazione: la macchina di Gasperini ha impiegato molto meno tempo del previsto per accendersi.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza professionale attraverso contratti con diverse società europee. Specializzato nell’analisi tattica e nello studio delle prestazioni, utilizza video, statistiche e modelli di gioco per interpretare le partite, individuando principi tattici, punti di forza, criticità e possibili evoluzioni delle squadre e dei singoli calciatori.
