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Nel calcio moderno siamo abituati a vedere trasferimenti praticamente impossibili diventare realtà nel giro di poche ore. Eppure esistono ancora rivalità capaci di creare confini invisibili persino all’interno della stessa città. Quello tra Chelsea e Tottenham era uno di questi. Per diciassette anni nessun giocatore della prima squadra dei Blues aveva lasciato direttamente Stamford Bridge per vestire la maglia degli Spurs. Ora quel muro è caduto e il protagonista è Tosin Adarabioyo.

Quando ho visto emergere questa operazione nelle ultime ore di mercato, la cifra è stata quasi secondaria. Il Tottenham ha raggiunto un accordo per acquistare definitivamente il difensore inglese dal Chelsea per circa 7 milioni di sterline più eventuali bonus. In un mercato nel quale un centrale di Premier League può facilmente raggiungere valutazioni enormemente superiori, l’aspetto economico appare interessante. Ma è la destinazione a rendere l’affare particolare.

Bisogna tornare al gennaio del 2009 per trovare l’ultimo precedente senior.

Il protagonista era Carlo Cudicini.

Dopo quasi dieci anni al Chelsea, il portiere italiano lasciò Stamford Bridge a parametro zero e attraversò Londra per raggiungere il Tottenham. Da allora il percorso Chelsea-Tottenham è rimasto praticamente chiuso per i giocatori della prima squadra.

Diciassette anni.

In questo periodo il calcio inglese è cambiato completamente. Il Chelsea ha vinto Champions League, Premier League, Europa League e numerosi altri trofei. Il Tottenham ha costruito uno degli stadi più moderni del mondo ed è tornato a competere stabilmente nelle competizioni europee. Sono cambiate proprietà, allenatori, direttori sportivi e generazioni intere di calciatori.

Ma quella strada rimaneva bloccata.

La rivalità tra Chelsea e Tottenham non possiede soltanto una dimensione geografica. È una rivalità alimentata da decenni di partite durissime, tensioni tra tifoserie e interessi sportivi spesso coincidenti. Rafforzare direttamente un concorrente londinese è sempre stato considerato qualcosa da evitare.

Per questo considero l’operazione Tosin interessante anche dal punto di vista della gestione societaria.

Il Chelsea avrebbe potuto concentrarsi esclusivamente sulla destinazione.

Ha invece guardato alla propria rosa.

Tosin era scivolato indietro nelle gerarchie di Xabi Alonso e non era stato inserito in nessuna delle prime tre liste gara della nuova stagione. Il messaggio tecnico era piuttosto evidente: il difensore non rappresentava più una pedina centrale del progetto.

Il Chelsea doveva quindi scegliere.

Tenere un calciatore poco utilizzato soltanto per evitare di rinforzare il Tottenham oppure accettare un’offerta e liberare spazio nella rosa.

Ha scelto la seconda possibilità.

Per me è un segnale interessante dell’evoluzione della Premier League. La gestione finanziaria e sportiva delle rose sta diventando progressivamente più importante rispetto ad alcuni vecchi tabù.

Il Tottenham, dall’altra parte, aveva una necessità concreta.

Kevin Danso aveva manifestato la volontà di lasciare il club alla ricerca di maggiore continuità e il Sunderland si è mosso concretamente per acquistarlo. Roberto De Zerbi aveva quindi bisogno di un nuovo centrale che conoscesse già il campionato inglese.

Tosin rappresenta una soluzione quasi immediata.

Ha 28 anni, è alto circa 1,96 metri ed è cresciuto nel settore giovanile del Manchester City. Prima del Chelsea ha maturato esperienza con West Bromwich Albion, Blackburn Rovers e soprattutto Fulham.

Non è quindi un difensore che deve imparare la Premier League.

Conosce il ritmo, la fisicità e le caratteristiche del campionato.

Dal punto di vista tattico, considero particolarmente interessante il suo utilizzo nel sistema di De Zerbi. Il Tottenham può partire da una struttura a quattro, ma il tecnico italiano costruisce spesso situazioni molto più fluide durante il possesso.

Tosin possiede una caratteristica importante per questo tipo di calcio: non ha paura di ricevere il pallone sotto pressione.

La scuola Manchester City e gli anni trascorsi in squadre abituate a costruire dal basso gli hanno dato una discreta confidenza nella prima fase dell’azione. Non è soltanto un centrale da duello aereo.

Può attirare la pressione e cercare successivamente il centrocampista.

Questo è fondamentale nel calcio di De Zerbi.

Il principio è semplice: il difensore non deve liberarsi immediatamente del pallone quando arriva il pressing. Deve quasi invitare l’avversario ad avanzare.

Più l’attaccante avversario sale, più spazio può aprirsi alle sue spalle.

Per eseguire questa idea servono centrali tecnicamente affidabili e soprattutto mentalmente tranquilli.

Tosin può diventare utile proprio qui.

Fisicamente offre inoltre qualcosa che il Tottenham cercava. La sua altezza permette di aumentare la presenza sulle palle inattive, sia difensive sia offensive, e garantisce un’alternativa importante contro squadre che utilizzano centravanti molto strutturati.

Naturalmente non considero l’operazione priva di rischi.

Il fatto che Tosin fosse finito fuori dalle rotazioni del Chelsea è significativo. Arriva al Tottenham con la necessità di ritrovare rapidamente ritmo partita e continuità.

Ma a circa sette milioni di sterline il rapporto tra rischio e potenziale rendimento appare favorevole.

C’è poi un elemento regolamentare meno spettacolare ma molto importante.

Tosin è considerato homegrown secondo i criteri della Premier League grazie alla sua formazione nel calcio inglese. Con la possibile partenza di Danso, questa caratteristica diventa particolarmente preziosa nella composizione della rosa del Tottenham.

L’operazione quindi non risolve soltanto un problema difensivo.

Risolve contemporaneamente una questione numerica, regolamentare e tattica.

Ed è proprio questo che mi interessa quando analizzo il mercato. Spesso giudichiamo un trasferimento esclusivamente attraverso il valore assoluto del giocatore. Io preferisco chiedermi quale problema stia cercando di risolvere la società.

In questo caso la risposta è piuttosto chiara.

Il Tottenham perde un centrale che vuole maggiore spazio e inserisce un giocatore esperto della Premier, fisicamente dominante, homegrown e compatibile con una costruzione dal basso.

Il Chelsea, contemporaneamente, monetizza un elemento fuori dalle rotazioni e libera spazio nella propria rosa.

Dal punto di vista aziendale ha senso per entrambi.

Dal punto di vista storico, invece, rimane sorprendente.

Perché stiamo parlando di Chelsea e Tottenham.

Due società separate da pochi chilometri eppure calcisticamente lontanissime.

Ci sono stati naturalmente giovani che hanno attraversato i due settori giovanili e calciatori che, durante la carriera, hanno indossato entrambe le maglie passando attraverso altri club. Ma il trasferimento diretto di un elemento senior era diventato qualcosa di quasi proibito.

Cudicini lo aveva fatto nel 2009.

Poi più nulla.

Fino a Tosin.

E la storia potrebbe diventare ancora più sorprendente perché Chelsea e Tottenham stanno discutendo contemporaneamente anche altre operazioni, segnale che il vecchio gelo tra le due dirigenze potrebbe essersi trasformato in qualcosa di molto più pragmatico.

Questo, secondo me, è il vero significato dell’affare.

Non è semplicemente un difensore che cambia squadra.

È il mercato moderno che entra dentro una delle rivalità più feroci di Londra e dice che, quando esiste un vantaggio per entrambe le parti, persino un confine rimasto chiuso per diciassette anni può essere attraversato.

Tosin Adarabioyo non sarà probabilmente l’acquisto più costoso dell’estate inglese.

Non sarà neppure quello con maggiore attenzione mediatica.

Ma quando indosserà la maglia del Tottenham porterà con sé una statistica che nessun altro giocatore senior aveva toccato dal 2009.

Avrà percorso pochi chilometri.

Calcisticamente, però, saranno sembrati molti di più.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Il suo lavoro è focalizzato sull’analisi tattica, sullo studio dei modelli di gioco e sull’interpretazione dei dati, con particolare attenzione alla costruzione dal basso, alle caratteristiche individuali dei calciatori e alla loro compatibilità con i diversi sistemi di gioco.

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