Ho visto un Como maturo, coraggioso e tecnicamente pulito conquistare il Maradona, mentre il Napoli ha pagato una costruzione troppo lenta e alcuni errori individuali difficili da accettare a questo livello. Il risultato di 1-2 non nasce da un episodio isolato, ma dalla capacità della formazione di Cesc Fàbregas di interpretare meglio quasi tutti i momenti della partita. Il Napoli di Massimiliano Allegri, reduce dal successo contro il Genoa, cercava la seconda vittoria consecutiva e il debutto casalingo perfetto. Si è invece trovato davanti una squadra capace di pressare, palleggiare e attaccare gli spazi senza alcun timore reverenziale.
Allegri ha schierato il Napoli con il 4-3-3, affidandosi a Meret in porta e alla linea formata da Di Lorenzo, Rrahmani, Rafa Marín e Olivera. A centrocampo Lobotka ha agito da regista, con Anguissa e McTominay ai suoi lati, mentre Politano, Højlund e Noa Lang hanno composto il tridente. Fàbregas ha risposto con il suo consueto 4-2-3-1: Butez; Yan Couto, Jacobo Ramón, Chalobah e Álex Valle; Luis Milla e Da Cunha; Diao, Nico Paz e Baturina alle spalle di Douvikas. Già dalle formazioni ho notato una differenza: il Como aveva più giocatori portati naturalmente a muoversi tra le linee.
| Statistica | Napoli | Como |
|---|---|---|
| Risultato | 1 | 2 |
| Possesso palla | 41% | 59% |
| Expected Goals (xG) | 1,40 | 1,03 |
| Tiri totali | 12 | 21 |
| Tiri nello specchio | 2 | 6 |
| Tiri fuori dallo specchio | 10 | 15 |
| Tocchi nell’area avversaria | 30 | 40 |
| Calci d’angolo | 2 | 7 |
| Cartellini gialli | 1 | 0 |
| Modulo iniziale | 4-3-3 | 4-2-3-1 |
| Marcatori | Højlund 30’ | Baturina 17’, Douvikas 34’ |
| Migliore in campo | Højlund | Baturina |
Nei primi minuti il Como ha preso il controllo del pallone con una personalità sorprendente. Non ha aspettato il Napoli nella propria metà campo, ma ha cercato subito di attirare la pressione azzurra per liberare gli esterni. Diao ha attaccato con continuità la zona difesa da Olivera, mentre Baturina ha occupato gli spazi centrali lasciati scoperti dai movimenti di Lobotka e Anguissa. Il Napoli ha provato a rispondere attraverso le combinazioni tra Noa Lang e Olivera, ma la manovra è rimasta prevedibile. Politano ha ricevuto pochi palloni in condizioni favorevoli e Højlund è stato spesso costretto ad abbassarsi per partecipare alla costruzione.
Il vantaggio del Como è arrivato al 17’ ed è stato la conseguenza naturale della sua superiorità iniziale. Diao si è liberato di Olivera sulla fascia destra e ha servito un cross basso verso il centro. Baturina ha controllato, si è girato rapidamente e con il sinistro ha superato Meret. Ho apprezzato soprattutto la qualità del movimento del croato: non si è limitato ad aspettare il pallone, ma ha occupato lo spazio tra centrocampo e difesa, costringendo Rrahmani e Rafa Marín a scegliere se uscire oppure proteggere l’area. Quel secondo di esitazione è stato sufficiente per costruire lo 0-1.
La reazione del Napoli è arrivata soprattutto attraverso l’orgoglio. Al 19’ Noa Lang ha sfiorato il pareggio di testa su un cross di Politano, dimostrando che gli azzurri potevano mettere in difficoltà il Como accelerando sugli esterni. La squadra di Allegri ha però continuato a commettere errori nella gestione del pallone, come quello di Lobotka al 29’, che ha generato una ripartenza pericolosa. Un minuto più tardi Rrahmani ha trovato un’imbucata verticale per Højlund. Il danese ha controllato al limite dell’area, si è liberato di Jacobo Ramón e ha scaricato un sinistro preciso nell’angolo, riportando il risultato sull’1-1.
Il gol di Højlund avrebbe potuto cambiare l’inerzia della partita, ma il Napoli non ha saputo gestire il momento positivo. Appena quattro minuti dopo, Anguissa ha giocato un pallone rischioso verso Rrahmani, già sotto la pressione aggressiva di Baturina. Il Como ha recuperato immediatamente la sfera e Douvikas si è fatto trovare nella posizione corretta per battere Meret. Per me questa è stata l’azione simbolo dell’incontro: il Como ha trasformato la pressione in un’occasione concreta, mentre il Napoli ha insistito nella costruzione dal basso senza creare le distanze necessarie per proteggere il possesso.
| Squadra | Modulo iniziale | Strategia principale | Punti di forza | Problemi evidenziati | Giocatori decisivi | Valutazione |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Napoli | 4-3-3 | Possesso attraverso Lobotka, ampiezza con Politano e Lang, ricerca verticale di Højlund | Qualità individuale, forza fisica del centrocampo, pericolosità del centravanti | Costruzione lenta, errori sotto pressione, poca ampiezza efficace, distanze difensive eccessive | Højlund, Rrahmani e Meret | 5,5 |
| Como | 4-2-3-1, poi 5-4-1 | Pressione alta, palleggio corto, attacco degli spazi laterali e occupazione della trequarti | Coraggio, organizzazione, mobilità offensiva, capacità di gestione | Qualche rischio difensivo nelle transizioni e sui duelli con Højlund | Baturina, Diao, Douvikas e Butez | 7,5 |
Prima dell’intervallo il Como avrebbe potuto persino aumentare il vantaggio. Nel recupero Baturina ha colpito di testa su un cross di Álex Valle, trovando la risposta di Meret. Sul calcio d’angolo successivo anche Nico Paz ha impegnato il portiere azzurro. Queste occasioni mi hanno confermato che l’1-2 maturato nel primo tempo non era casuale. Il Napoli aveva segnato grazie a una grande giocata di Højlund, ma il Como aveva creato di più, occupato meglio l’area e mostrato maggiore lucidità nella scelta dell’ultimo passaggio. Meret ha evitato che la gara fosse virtualmente chiusa già prima dell’intervallo.
Nel secondo tempo mi aspettavo un Napoli aggressivo, deciso a schiacciare gli avversari, ma è stato ancora il Como a gestire inizialmente il possesso. Baturina e Nico Paz hanno provato la conclusione, mentre Diao ha continuato a muoversi alle spalle dei terzini. Allegri ha aspettato il 56’ per effettuare un triplo cambio: De Bruyne al posto di McTominay, Spinazzola per Olivera e Alisson Santos per Noa Lang. Le sostituzioni hanno aumentato la qualità tecnica e la velocità sulla fascia sinistra, ma non hanno modificato completamente l’andamento. Il Napoli ha conquistato metri senza riuscire a trasformare il possesso in vere occasioni.
Fàbregas ha risposto con grande lucidità. Dopo aver costruito il vantaggio attraverso un calcio offensivo, ha saputo cambiare atteggiamento senza perdere l’organizzazione. Caqueret e Smolcic sono entrati per Baturina e Yan Couto, poi Kempf e Perrone hanno sostituito Diao e Da Cunha. In fase di non possesso il Como si è sistemato in una sorta di 5-4-1, proteggendo la zona centrale e lasciando al Napoli soprattutto cross dalla distanza. Non considero questa scelta una rinuncia: è stata una lettura intelligente della partita, perché Fàbregas ha compreso che gli azzurri stavano cercando la giocata individuale anziché creare superiorità attraverso movimenti coordinati.
De Bruyne ha provato ad aumentare la qualità del Napoli con passaggi verticali e inserimenti, ma la densità costruita dal Como gli ha concesso pochissimo spazio. Al 63’ il belga ha tentato di sorprendere Butez con un movimento dalle retrovie, mentre poco dopo ha servito Højlund, fermato però in posizione di fuorigioco. All’80’ Allegri ha inserito anche David Neres e Lorenzo Lucca, richiamando Anguissa e lo stesso Højlund. Il Napoli ha così terminato con maggiore peso offensivo, ma la manovra è diventata ancora più diretta. Alisson Santos ha calciato alto dopo una sponda di Lucca, senza trovare il pareggio.
Tra i giocatori del Napoli salvo soprattutto Højlund. Il suo gol è stato tecnicamente notevole e ha dimostrato come il danese possa essere determinante quando riceve il pallone frontalmente. Meret ha compiuto interventi importanti e ha tenuto aperta la partita, mentre Rrahmani ha alternato l’assist per l’1-1 a una gestione meno efficace nella costruzione che ha preceduto il secondo gol del Como. Mi aspettavo di più da McTominay e Anguissa, apparsi in difficoltà contro la mobilità del centrocampo lariano. Noa Lang ha mostrato qualche accelerazione, ma non ha inciso con continuità, mentre Politano è rimasto troppo isolato.
Nel Como il migliore è stato Baturina, autore di un gol, coinvolto nell’azione del raddoppio e sempre capace di trovare una posizione complicata da controllare. Diao ha dominato il duello con Olivera e ha servito l’assist dello 0-1. Douvikas ha confermato il proprio istinto realizzativo segnando il secondo gol stagionale dopo quello contro l’Udinese. Ho apprezzato anche il lavoro di Luis Milla e Da Cunha, preziosi nel dare ordine al possesso, oltre alla sicurezza mostrata da Chalobah e Álex Valle. Fàbregas ha costruito una squadra che non dipende esclusivamente da Nico Paz, e questo rappresenta forse il segnale più importante.
Questa sconfitta deve preoccupare il Napoli soprattutto per il modo in cui è maturata. La squadra di Allegri ha perso il controllo tattico, ha subito la pressione avversaria e non è riuscita a creare abbastanza occasioni nonostante la qualità inserita dalla panchina. Non considero il risultato una semplice sorpresa di inizio stagione: il Como ha meritato i tre punti perché ha avuto un’identità più chiara. Il Napoli resta a quota tre punti dopo due giornate, mentre la formazione di Fàbregas sale a quattro. Per gli azzurri serviranno correzioni rapide, anche perché il calendario propone adesso la trasferta contro l’Inter e il successivo impegno europeo con l’Arsenal.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da cinque anni e ha maturato esperienze professionali attraverso contratti con diverse società calcistiche europee. Analizza prestazioni individuali e collettive, modelli tattici, costruzione del gioco e sviluppo delle partite, trasformando dati, statistiche e osservazioni video in contenuti chiari e approfonditi per gli appassionati.
Fonti
- SSC Napoli – Calendario e risultato ufficiale
- ANSA – Napoli-Como 1-2, cronaca e marcatori
- Sky Sport – Napoli-Como, risultato e cronaca
- Virgilio Sport – Formazioni ufficiali e cronaca della partita
- RaiNews – Il Como vince 2-1 al Maradona
