Quello che è successo al termine di Lione-Fenerbahçe rischia di diventare una delle immagini più discusse di questi playoff di Champions League. Il Fenerbahçe ha conquistato la qualificazione vincendo 2-1 a Lione, dopo l’1-1 dell’andata, tornando così nella fase principale della Champions dopo 18 anni. Eppure, osservando il finale, il risultato sembra quasi essere passato in secondo piano. Al triplice fischio la tensione accumulata durante la serata è esplosa in una rissa che ha coinvolto calciatori e componenti degli staff, prima sul terreno di gioco e successivamente nella zona del tunnel. Al centro della vicenda c’è soprattutto Mattéo Guendouzi, ma anche l’ex Juventus Loïs Openda è stato coinvolto nei momenti più concitati.
Per comprendere il finale bisogna però tornare all’inizio della serata. Guendouzi arrivava al Groupama Stadium con un passato che a Lione non passa certamente inosservato: ha vestito la maglia dell’Olympique Marsiglia, rivale storica dell’OL. Il pubblico lo ha quindi bersagliato durante la partita e, secondo il racconto dello stesso centrocampista, gli insulti sarebbero iniziati addirittura durante il riscaldamento coinvolgendo anche la sua famiglia. Dopo la qualificazione Guendouzi ha deciso di rispondere. Ha provocato il pubblico, mostrato il dito medio, riprodotto un gesto legato al rapper marsigliese Jul e successivamente ha urlato davanti alle telecamere “Allez l’OM”, cioè “Forza Marsiglia”. Da quel momento la temperatura è diventata incontrollabile.
Da match analyst considero questo episodio particolarmente interessante perché dimostra quanto la componente emotiva possa diventare parte della partita tanto quanto quella tattica. Il Lione aveva bisogno di vincere dopo il pareggio dell’andata, mentre il Fenerbahçe stava giocando per tornare nell’élite europea dopo un’assenza lunghissima. Il livello di pressione era quindi già altissimo. Sul campo i francesi hanno avuto circa il 59% di possesso, producendo 17 conclusioni contro le 16 degli ospiti, ma il Fenerbahçe ha costruito occasioni mediamente più pericolose: 1,59 xG contro 1,23. Muriqi e Archie Brown hanno segnato per i turchi, mentre Malick Fofana ha realizzato il gol del Lione.
Il risultato ha prodotto una frustrazione enorme nella squadra francese. Il Lione ha cercato fino alla fine il gol necessario per rimanere dentro la Champions, mentre il Fenerbahçe ha dovuto difendere il vantaggio sotto pressione. Quando Mariani ha fischiato la fine, le due squadre non erano emotivamente allo stesso punto: da una parte c’era la devastazione dell’eliminazione, dall’altra l’euforia di una qualificazione attesa per diciotto anni. In un contesto del genere sarebbe servito abbassare immediatamente la temperatura. È accaduto esattamente il contrario. Guendouzi ha scelto di rispondere al pubblico e alcuni giocatori del Lione hanno reagito, trasformando una provocazione in un confronto collettivo.
Le immagini mostrano giocatori e componenti degli staff che cercano inizialmente di separare le parti. La situazione, però, continua a degenerare mentre Guendouzi viene accompagnato verso l’uscita dal campo. Secondo diverse ricostruzioni, nella zona del tunnel un componente dello staff del Lione avrebbe affrontato fisicamente il centrocampista del Fenerbahçe. Da lì si genera un secondo parapiglia, ancora più caotico perché gli spazi sono stretti e arrivano contemporaneamente calciatori, dirigenti, addetti alla sicurezza e membri delle due panchine. È in questa fase che le immagini diventano particolarmente confuse e che anche Openda finisce dentro lo scontro.
Sul caso Openda bisogna però essere precisi. Alcuni titoli lo hanno presentato quasi come uno dei principali responsabili della rissa, ma le ricostruzioni disponibili raccontano una situazione più complessa. SportMediaset riferisce che l’attaccante del Lione sarebbe stato affrontato dall’addetto stampa del Fenerbahçe, Oguz Huseyinogullari. Nelle immagini Openda appare furioso, corre verso l’uomo, arriva al confronto faccia a faccia e successivamente lo allontana con una spinta. È quindi certamente coinvolto nel caos, ma non ritengo corretto attribuirgli automaticamente l’origine dell’intera rissa, che era già iniziata precedentemente attorno a Guendouzi.
Guendouzi ha successivamente spiegato la propria versione. Il francese sostiene di aver ricevuto per tutta la serata insulti rivolti non soltanto a lui, ma anche alla madre, alla moglie e ai figli. Il suo ragionamento è stato sostanzialmente questo: se il pubblico può provocare un giocatore per novanta minuti, non può poi pretendere che il giocatore non risponda dopo aver vinto. Comprendo il lato umano di questa posizione. Un calciatore non diventa impermeabile agli insulti semplicemente perché è professionista. Ma allo stesso tempo considero evidente che esistano limiti che un atleta deve rispettare. Rispondere a decine di migliaia di persone con gesti offensivi significa aumentare volontariamente la possibilità che una situazione già tesa degeneri.
La risposta più interessante è arrivata da Corentin Tolisso. Il centrocampista del Lione ha contestato il comportamento di Guendouzi spiegando che gli insulti fanno purtroppo parte dell’esperienza vissuta settimanalmente dai giocatori e che la vittoria avrebbe dovuto essere celebrata insieme ai compagni negli spogliatoi. È una posizione dura, ma apre una questione importante: dove finisce l’esultanza e dove comincia la provocazione? Un giocatore ha tutto il diritto di festeggiare una qualificazione storica. Ma quando l’esultanza viene deliberatamente indirizzata verso il pubblico avversario attraverso gesti offensivi, diventa qualcosa di diverso.
Il Fenerbahçe, naturalmente, ha difeso il proprio giocatore. L’allenatore Ismail Kartal ha sottolineato come la squadra sia rimasta unita attorno a Guendouzi, interpretando il comportamento dei compagni come una dimostrazione dello spirito del gruppo. Anche questo elemento mi interessa tatticamente. Il Fenerbahçe ha vinto una partita estremamente difficile attraverso compattezza e capacità di soffrire. Nei minuti finali quella stessa solidarietà sportiva si è trasformata però in una reazione collettiva quando Guendouzi è stato affrontato. La linea tra proteggere un compagno e partecipare a un confronto fisico è sottilissima. Ed è proprio lì che staff e sicurezza devono riuscire a intervenire prima che la situazione diventi incontrollabile.
Per me la responsabilità non può quindi essere attribuita a una sola persona. Guendouzi ha effettuato gesti provocatori che difficilmente potranno essere ignorati. Alcuni componenti del Lione hanno reagito invece di allontanarsi. Nella zona del tunnel sarebbero avvenuti ulteriori confronti fisici. Alcuni tifosi hanno persino tentato di avvicinarsi al terreno di gioco e gli steward sono dovuti intervenire. È una catena nella quale ogni nuova reazione aumenta l’intensità di quella successiva. Quando si arriva a quel livello, diventa quasi impossibile ricostruire l’episodio attraverso un semplice “ha iniziato lui”.
Ora la questione potrebbe spostarsi inevitabilmente sul piano disciplinare. Le immagini televisive, i rapporti arbitrali e quelli dei delegati UEFA permetteranno agli organi competenti di ricostruire ciò che è accaduto. Al momento, però, eviterei di dare per certe eventuali squalifiche o multe: non risultano ancora provvedimenti UEFA definitivi pubblicati nelle fonti consultate. Le conseguenze potranno dipendere dall’identificazione precisa dei protagonisti, dalla natura dei singoli comportamenti e da ciò che verrà riportato nei documenti ufficiali. Parlare oggi di numeri esatti di giornate di squalifica sarebbe quindi prematuro.
Ed è un peccato che la serata sia terminata così, perché sportivamente il Fenerbahçe ha realizzato qualcosa di enorme. La squadra turca torna in Champions League per la prima volta dalla stagione 2008/09, completando il playoff con un 3-2 complessivo. Muriqi ha segnato contro il Lione, Guendouzi ha vissuto una partita emotivamente incendiaria e la squadra di Kartal ha dimostrato di saper sopportare una trasferta difficilissima. Questi avrebbero dovuto essere i temi della notte. Invece il mattino successivo si parla soprattutto di gesti, spinte, sicurezza e immagini provenienti dal tunnel.
Come match analyst, credo che l’insegnamento sia molto semplice. La gestione emotiva è una componente della performance. Non compare negli xG, non viene registrata nelle statistiche dei passaggi e difficilmente entra nei modelli numerici, ma può decidere una partita o condizionare quelle successive. Guendouzi ha contribuito a una qualificazione importantissima, ma adesso rischia di trasformare il momento più bello della stagione del Fenerbahçe in un caso disciplinare. Openda, eliminato dalla Champions, si è trovato coinvolto in un confronto che non modifica il risultato ma può avere altre conseguenze. Quando il fischio finale arriva, la partita tattica finisce. Quella mentale, evidentemente, può continuare ancora per parecchi metri dentro un tunnel.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Biografia: Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Specializzato nell’analisi tattica e statistica, studia sistemi di gioco, comportamento individuale, performance e dinamiche competitive trasformando dati e osservazione del campo in letture tecniche approfondite.
Fonti
- ANSA, rissa al termine di Lione-Fenerbahçe
- Sky Sport, Guendouzi e il caos dopo la qualificazione
- BBC Sport, ricostruzione della partita e degli incidenti
- SportMediaset, Openda coinvolto nel tunnel
- La Gazzetta dello Sport, video della rissa e dichiarazioni di Guendouzi
- Tuttosport, ricostruzione del parapiglia
