Sono bastati novanta minuti della nuova Ligue 1 per ricordarmi quanto sia pericoloso considerare il Paris Saint-Germain imbattibile. Al Roazhon Park ho assistito a una partita dai due volti: il Rennes ha costruito un vantaggio di due reti attraverso organizzazione, aggressività e verticalità, mentre il PSG ha dovuto aspettare la ripresa e soprattutto l’ingresso di Ferran Torres per evitare una sconfitta pesantissima alla prima giornata. Il 2-2 finale premia la reazione dei campioni, ma lascia anche parecchi interrogativi sulla loro prestazione.
Dal punto di vista tattico il Rennes si è presentato con un 4-1-4-1, una struttura che senza pallone diventava molto compatta. L’obiettivo era evidente: ridurre gli spazi centrali, costringere il PSG a sviluppare maggiormente sulle corsie e cercare immediatamente la profondità una volta recuperato il possesso. Luis Enrique ha invece mantenuto il suo 4-3-3, affidandosi alla qualità tecnica dei propri centrocampisti e alla capacità degli esterni di creare superiorità nell’uno contro uno.
Il PSG ha avuto molto più pallone, ma nel primo tempo questo dominio territoriale mi è sembrato quasi sterile. Il Rennes non aveva bisogno di controllare il possesso per controllare realmente alcune fasi della partita. I padroni di casa aspettavano, chiudevano le linee e poi acceleravano improvvisamente. È stata proprio questa differenza tra possesso e pericolosità a caratterizzare i primi quarantacinque minuti.
Il primo colpo è arrivato dopo appena nove minuti. Sebastian Szymański ha portato avanti il Rennes, premiando un avvio nel quale la squadra di casa aveva mostrato immediatamente coraggio. Il PSG ha reagito cercando di aumentare il ritmo, ma ha trovato davanti a sé una squadra estremamente disciplinata. Quando Parigi riusciva a superare la prima pressione, il Rennes abbassava rapidamente il proprio blocco e proteggeva l’area.
Il secondo gol, firmato da Estéban Lepaul al 38′, è stato ancora più pesante dal punto di vista psicologico. Frankowski ha trovato il cross giusto e Lepaul ha finalizzato portando il risultato sul 2-0. In quel momento ho visto un PSG vulnerabile nelle transizioni e soprattutto troppo lento nel reagire alla perdita del pallone. Arrivare all’intervallo sotto di due reti ha costretto Luis Enrique a cambiare completamente la partita.
La risposta dell’allenatore spagnolo è stata immediata. All’intervallo sono usciti Ousmane Dembélé e Khvicha Kvaratskhelia, mentre sono entrati Ferran Torres e Mika Godts. Successivamente sono arrivati anche Fabián Ruiz e Maghnes Akliouche. Sono state sostituzioni che hanno modificato ritmo e occupazione degli spazi.
Per me la chiave della partita è stata proprio Ferran Torres. Al debutto con il PSG, lo spagnolo ha dimostrato immediatamente di poter diventare una risorsa importantissima. Al 71′ ha attaccato perfettamente la profondità, ricevendo da Fabián Ruiz e trovando il gol del 2-1. Una rete inizialmente delicata anche per la posizione, ma poi confermata dopo il controllo VAR.
Da quel momento la partita è diventata quasi un assedio. Il Rennes ha progressivamente abbassato il proprio baricentro, mentre il PSG ha iniziato finalmente a muovere il pallone con maggiore velocità. Fabián Ruiz è diventato fondamentale perché ha dato ordine alla costruzione e soprattutto qualità nell’ultimo passaggio.
All’82’ è arrivato il pareggio. Ancora Fabián Ruiz, ancora Ferran Torres. Questa volta lo spagnolo ha trovato il 2-2 di testa, completando una doppietta straordinaria dopo essere partito dalla panchina. Quando un giocatore entra all’intervallo e cambia in questo modo una partita, per me non esistono molti dubbi sulla scelta del migliore in campo.
I numeri descrivono bene la natura della gara. Il PSG ha chiuso con circa il 69% di possesso, contro il 31% del Rennes, e ha prodotto un volume offensivo nettamente superiore. Anche il dato dei calci d’angolo, 10-0 per Parigi, racconta quanto la squadra di Luis Enrique abbia occupato stabilmente la metà campo avversaria. Ma il calcio non è una gara di possesso: il Rennes ha dimostrato che poche azioni costruite bene possono fare più male di decine di possessi senza profondità.
Tra i migliori del Rennes inserisco naturalmente Szymański e Lepaul. Il primo ha dato qualità e personalità, il secondo ha rappresentato un riferimento offensivo prezioso e ha trasformato una delle opportunità più importanti della partita. Ho apprezzato anche il lavoro complessivo del blocco difensivo, soprattutto nel primo tempo.
Nel PSG il migliore è indiscutibilmente Ferran Torres, seguito da Fabián Ruiz. Due assist per il centrocampista spagnolo e due gol per Torres: sono loro ad aver trasformato una serata che stava diventando disastrosa in un pareggio accettabile. Non considero invece positiva la prestazione iniziale del reparto offensivo parigino. Dembélé e Kvaratskhelia non sono riusciti a incidere come mi aspettavo e la loro sostituzione all’intervallo racconta bene le difficoltà della prima frazione.
Quote pre-partita
| Bookmaker / riferimento mercato | Rennes | Pareggio | PSG |
|---|---|---|---|
| Migliore quota mercato | 6.00-6.30 | 4.70-5.00 | 1.47-1.58 |
| Fascia media bookmaker | 5.70 | 4.50 | 1.50 |
| Probabilità implicita indicativa | 16-18% | 20-22% | 63-68% |
Il PSG partiva quindi come favorito molto netto, ed è proprio questo a rendere interessante il risultato. Il Rennes ha dimostrato che il divario tecnico può essere ridotto attraverso organizzazione, transizioni e capacità di sfruttare i momenti della partita. Luis Enrique, invece, può essere soddisfatto della reazione ma molto meno dell’approccio.
Io porto via dal Roazhon Park soprattutto un’immagine: Ferran Torres entra dalla panchina con il PSG sotto 2-0 e ne esce come l’uomo che ha salvato la prima giornata dei campioni. Una doppietta al debutto rappresenta un biglietto da visita enorme. Il PSG evita la sconfitta, ma il Rennes manda un messaggio alla Ligue 1: affrontarlo su questo campo sarà complicato per chiunque.
Autore: Davide Ferri – Match Analyst
Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso collaborazioni e contratti con diverse società europee. Il suo lavoro è focalizzato sull’analisi tattica delle partite, sullo studio dei modelli di gioco, delle prestazioni individuali e dei dati applicati al calcio, con particolare attenzione alla lettura delle dinamiche che determinano l’andamento di una gara.
