Il caso delle “bussate” alla sala VAR arriva a un passaggio decisivo: la Procura di Monza chiede l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati, escludendo prove sufficienti di frode sportiva. Analizzo cosa significa davvero la decisione e perché il tema della trasparenza arbitrale resta aperto.Il caso delle “bussate” alla sala VAR arriva a un passaggio decisivo: la Procura di Monza chiede l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati, escludendo prove sufficienti di frode sportiva. Analizzo cosa significa davvero la decisione e perché il tema della trasparenza arbitrale resta aperto.

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Quando leggo le ultime novità sull’inchiesta relativa agli arbitri italiani, la prima cosa che provo a fare è separare il rumore dai fatti. La Procura di Monza ha chiesto l’archiviazione del filone sulle cosiddette “bussate” alla sala VAR di Lissone, che coinvolgeva Gianluca Rocchi, Andrea Gervasoni, Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Per i magistrati non sono emersi elementi sufficienti per sostenere un’accusa di frode sportiva.

Il punto per me è fondamentale: richiesta di archiviazione non significa che quelle dinamiche organizzative fossero necessariamente corrette, ma significa che, secondo i pm, non ci sono prove sufficienti per sostenere che gli interventi fossero finalizzati ad alterare il risultato delle partite. La decisione definitiva spetterà ora al giudice per le indagini preliminari. È una distinzione che nel dibattito calcistico rischia facilmente di perdersi.

L’indagine riguardava presunti interventi dall’esterno della sala VAR durante alcune gare disputate tra il 2024 e il 2025. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, in determinate circostanze sarebbero arrivati segnali o interlocuzioni da persone che non avrebbero dovuto partecipare direttamente alla decisione dei varisti. La questione, quindi, non nasce da un semplice errore arbitrale, ma dal confine tra procedura, responsabilità tecnica e possibile illecito.

Ed è proprio su questo confine che la Procura mette un paletto molto importante. Per parlare penalmente di frode sportiva non basta dimostrare che una regola o una procedura sia stata violata. Secondo i magistrati serve qualcosa in più: deve emergere una condotta fraudolenta orientata consapevolmente verso l’alterazione della competizione. Negli atti raccolti questo elemento non sarebbe stato dimostrato.

Anzi, la Procura sostiene che in alcuni episodi gli interventi esterni sarebbero stati effettuati per correggere errori arbitrali evidenti, e non per indirizzare una partita verso un risultato prestabilito. Sono stati analizzati audio, video, tabulati, documentazione sulle designazioni e conversazioni. Il quadro investigativo, secondo i pm, non consentirebbe quindi di prevedere ragionevolmente una condanna per frode sportiva.

Da osservatore del calcio, però, io non chiuderei la discussione qui. Lo stesso documento della Procura parla infatti di criticità istituzionali e organizzative, tensioni interne e possibili rischi legati alla promiscuità dei rapporti tra settore arbitrale, Federazione e società. Non è un’accusa di partite truccate. È qualcosa di differente, ma non irrilevante: riguarda la credibilità e la trasparenza del sistema.

Per me il vero tema diventa allora il protocollo VAR. Se una sala deve essere protetta dalle interferenze, qualsiasi comunicazione esterna non prevista dalle procedure crea inevitabilmente un problema di fiducia. Anche quando l’obiettivo è correggere un errore, bisogna chiedersi chi sia autorizzato a intervenire, in quale momento e attraverso quale canale. Altrimenti una tecnologia nata per ridurre le polemiche rischia paradossalmente di alimentarle.

Il calcio italiano dovrebbe utilizzare questa vicenda per rendere ancora più chiaro il funzionamento della macchina arbitrale. Non considero corretto trasformare una richiesta di archiviazione nella prova che “non sia successo nulla”, così come sarebbe sbagliato trasformare anomalie procedurali nella prova automatica di risultati manipolati. Tra queste due estremità esiste uno spazio enorme chiamato trasparenza. Ed è lì che il sistema deve lavorare.

C’è inoltre un altro filone dell’indagine che nei mesi scorsi aveva riguardato le designazioni arbitrali. Anche in quel caso la Procura di Milano aveva chiesto l’archiviazione per Rocchi sul fronte della frode sportiva. Le carte sono state però trasmesse anche alla giustizia sportiva, perché una condotta può non avere rilevanza penale e contemporaneamente sollevare questioni regolamentari o disciplinari.

La mia conclusione è quindi molto semplice. Ad oggi non emerge dalle indagini la prova di un sistema costruito per alterare i risultati delle partite, ed è un elemento che va detto chiaramente. Ma la stessa Procura evidenzia problemi organizzativi che meritano attenzione. Se il calcio vuole recuperare fiducia, non basta dimostrare che non esista una frode: deve costruire procedure talmente chiare da rendere impossibile perfino il sospetto di interferenze.

Nel VAR ogni decisione dovrebbe essere ricostruibile, ogni responsabilità identificabile e ogni comunicazione regolata. Non perché arbitri e varisti debbano essere messi continuamente sotto processo, ma per il motivo opposto: più il sistema è trasparente, meno spazio rimane alla cultura del sospetto che accompagna ogni weekend di Serie A.

Autore: Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società calcistiche europee. Il suo lavoro combina osservazione tattica, analisi dei dati e studio delle dinamiche di gara, con attenzione particolare a VAR, episodi decisivi, xG, pressing, transizioni e comportamento collettivo delle squadre.

Fonti

  • ANSA, Pm Monza: archiviare Rocchi e gli altri per le bussate in sala VAR. Leggi su ANSA
  • Sky Sport, Inchiesta arbitri, Procura di Monza chiede l’archiviazione. Leggi su Sky Sport
  • Gazzetta dello Sport, Rocchi e le bussate alla sala VAR: chiesta l’archiviazione. Leggi su Gazzetta.it
  • RaiNews, Inchiesta arbitri, proposta l’archiviazione per le bussate in sala VAR. Leggi su RaiNews

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