Le parole di Lele Adani dopo Napoli-Como 1-2 hanno immediatamente riacceso un confronto che accompagna il calcio italiano ormai da anni. Io credo che questa volta sia importante andare oltre la rivalità personale tra Adani e Massimiliano Allegri, perché dentro il suo intervento alla Domenica Sportiva esiste una critica precisa al modo in cui interpretiamo una partita. Adani non si è limitato a elogiare il Como di Cesc Fabregas. Ha voluto sottolineare che parlare semplicemente di “bel calcio” rischia di diminuire quanto fatto dai lombardi al Maradona: secondo lui il Como non è stato soltanto bello da vedere, ha dominato il Napoli.
La frase che ha acceso definitivamente la discussione riguarda un vecchio concetto spesso associato ad Allegri: quello secondo cui per divertirsi esistono altri luoghi, mentre nel calcio conta soprattutto vincere. Adani ha ripreso proprio il riferimento al “circo” per contestare questa separazione tra spettacolo ed efficacia. Il senso del suo ragionamento è chiaro: possesso palla, recupero immediato, contrasti, dribbling, intercetti, passaggi e concentrazione non sono decorazioni estetiche. Sono strumenti utilizzati per vincere. Quando Adani afferma che il Como ha dominato, quindi, non parla soltanto della qualità tecnica della squadra di Fabregas, ma della capacità di controllare diverse componenti della partita.
Personalmente trovo questo passaggio molto più interessante della polemica. Nel calcio italiano continuiamo spesso a dividere allenatori e squadre in due categorie: quelli che giocano bene e quelli che vincono. Per me è una distinzione troppo semplice. Fabregas non chiede al Como di tenere il pallone perché vuole ricevere complimenti. Lo fa perché ritiene che attraverso il possesso, le distanze corte, la pressione e l’occupazione degli spazi possa aumentare le probabilità di vincere. Al Maradona questa filosofia ha prodotto qualcosa di estremamente concreto: Napoli 1, Como 2. Baturina ha segnato al 17′, Hojlund ha pareggiato al 30′, poi Douvikas ha riportato avanti i lombardi cinque minuti più tardi.
Adani ha insistito proprio sui numeri e sulle situazioni della partita, sostenendo che il Como abbia fatto meglio sotto molti aspetti. La sua espressione più forte è stata: «Posso andare avanti fino a domattina», riferendosi all’elenco di elementi attraverso i quali spiegare il dominio della formazione di Fabregas. È una provocazione evidente, ma contiene un messaggio calcistico preciso. Per Adani dominare non significa semplicemente effettuare cento passaggi in più. Significa recuperare il pallone, vincere contrasti, essere compatti, scegliere quando giocare corto e quando verticalizzare e soprattutto trasformare questa organizzazione in efficacia nelle due aree.
Il bersaglio, anche quando non viene nominato continuamente, rimane inevitabilmente Allegri. Il rapporto mediatico tra i due nasce soprattutto dal famoso confronto televisivo del 2019 dopo Inter-Juventus. Da quel momento si sono trasformati quasi nei rappresentanti di due visioni opposte del calcio. Adani ha spesso criticato il pragmatismo allegriano e la poca importanza attribuita, secondo lui, alla costruzione di un’identità offensiva. Allegri ha invece sempre difeso l’importanza della gestione, delle caratteristiche individuali e della capacità di leggere i momenti della partita. Una discussione che negli anni si è spostata dalla televisione ai social e che oggi trova nel Napoli un nuovo terreno di confronto.
La cosa curiosa è che Adani aveva già mandato un messaggio ad Allegri dopo la precedente partita contro il Genoa. Aveva pubblicato sui social un video dell’allenatore mentre dava indicazioni dalla panchina accompagnandolo con una frase molto particolare: «A Napoli si deve fare calcio». Sembrava quasi un’apertura nei confronti del tecnico, ma dopo la sconfitta contro il Como il significato appare decisamente più sarcastico. Adani continua quindi a osservare con particolare attenzione il lavoro di Allegri e non perde occasione per confrontarlo con quella che considera una proposta calcistica maggiormente moderna e internazionale.
Io però non credo che una sconfitta contro il Como possa trasformarsi automaticamente nella dimostrazione che Allegri abbia torto. Sarebbe lo stesso errore che Adani invita a evitare: ridurre invece di approfondire. Il Napoli è alla seconda giornata, diversi giocatori non sono ancora nella condizione migliore e lo stesso Allegri ha parlato di gambe ancora pesanti. McTominay sta gestendo problemi alle vesciche, mentre De Bruyne sta progressivamente migliorando la propria condizione. Sono elementi che vanno considerati prima di trasformare novanta minuti di agosto in una sentenza definitiva sulla stagione.
Allo stesso tempo, le parole dello stesso Allegri dopo la partita mostrano che qualche problema esiste. Il tecnico ha riconosciuto che il Napoli è stato troppo leggero sui due gol e troppo passivo in alcune situazioni. Ha inoltre ribadito un principio tipico del suo calcio: quando non si riesce a giocare, bisogna anche essere capaci di non farlo e limitare i rischi. Io considero questo concetto perfettamente legittimo. Una grande squadra deve saper vincere anche le partite sporche. Ma deve possedere pure gli strumenti per imporre il proprio calcio quando l’avversario prende fiducia e controlla territorialmente l’incontro.
È qui che il Como di Fabregas mi sembra particolarmente interessante. Adani ha parlato di una società nella quale esiste una forte comunione d’intenti e di un allenatore con idee che considera quasi uniche nel panorama italiano, ma vicine alle richieste del calcio internazionale. Io aggiungerei un elemento: il Como sembra avere pochissima paura del nome dell’avversario. Giocare al Maradona contro il Napoli avrebbe potuto suggerire una partita prudente, costruita principalmente per proteggere la propria area. Fabregas ha invece mantenuto principi, coraggio e aggressività, ottenendo una vittoria che conferma la crescita mostrata dal club.
Per questo non trasformerei il dibattito in una semplice scelta tra Adani e Allegri. Io posso condividere alcune osservazioni di Adani senza sostenere che esista un’unica maniera corretta di giocare. Il calcio ha dimostrato continuamente il contrario. Si può vincere controllando il possesso, attraverso le transizioni, difendendo più bassi oppure alternando differenti strategie durante la stessa partita. Quello che conta è la coerenza tra giocatori, idee dell’allenatore e caratteristiche della rosa. Fabregas sembra aver raggiunto rapidamente questa sintonia con il Como. Allegri deve ancora costruirla completamente con il nuovo Napoli.
Alla fine considero le parole di Adani una provocazione, ma non soltanto una provocazione. Dietro la frecciata ad Allegri esiste una domanda che accompagnerà probabilmente tutta la stagione del Napoli: quanto riuscirà questa squadra a controllare le partite attraverso il gioco e quanto invece dipenderà dalla gestione degli episodi e dalla qualità dei singoli? Dopo due giornate è impossibile rispondere. Una cosa però è certa: il Como è arrivato al Maradona senza complessi, ha segnato due volte e ha portato via tre punti. Per una sera almeno, il campo ha dato ad Adani un argomento molto potente per riaprire la sua interminabile discussione calcistica con Allegri.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza professionale attraverso contratti con diverse società europee. Specializzato nell’analisi tattica, nello studio delle prestazioni e nell’interpretazione dei dati, utilizza video e statistiche per individuare principi di gioco, punti di forza, criticità e possibili evoluzioni tattiche di squadre e calciatori.
Fonti
- La Gazzetta dello Sport – Adani contro Allegri dopo Napoli-Como
- Napoli Magazine – Le parole di Adani alla Rai
- Fanpage – Adani e la critica dopo Napoli-Como
- Como 1907 – Report ufficiale Napoli-Como 1-2
- Sky Sport – Le dichiarazioni di Allegri dopo Napoli-Como
- La Gazzetta dello Sport – La storia del confronto Adani-Allegri
