La Serie A 2026/27 è iniziata con squadre nuove, allenatori nuovi e inevitabili discussioni arbitrali, ma secondo me una delle notizie più importanti è rimasta sorprendentemente in secondo piano: sono cambiate diverse regole del gioco. Non parlo di semplici indicazioni agli arbitri, ma di modifiche IFAB che possono incidere concretamente sul modo in cui vengono gestite le partite. Prima dell’inizio del campionato i venti club di Serie A hanno partecipato a un incontro tecnico con i vertici arbitrali proprio per approfondire le novità. Il filo conduttore mi sembra chiarissimo: aumentare il tempo effettivo, ridurre le perdite di tempo e correggere alcuni errori evidenti senza trasformare ogni partita in una sequenza infinita di revisioni VAR.
La prima novità che considero davvero importante riguarda le rimesse laterali e i calci di rinvio. Quando l’arbitro ritiene che una squadra stia ritardando volontariamente la ripresa, può iniziare un countdown visibile di cinque secondi. Se una rimessa laterale non viene effettuata entro la fine del conteggio, il possesso passa agli avversari. Se invece viene ritardato un calcio di rinvio, la conseguenza è molto più pesante: viene assegnato un calcio d’angolo alla squadra avversaria. È una modifica apparentemente piccola, ma tatticamente enorme. Fino a ieri perdere qualche secondo su un rinvio poteva essere una forma quasi gratuita di gestione del risultato. Adesso può regalare agli avversari direttamente una situazione offensiva da palla inattiva.
Da match analyst considero questa modifica particolarmente interessante negli ultimi quindici minuti. Immagino una squadra avanti 1-0 all’85’: il portiere rallenta, il difensore aspetta prima di battere il rinvio, la squadra prova a spezzare continuamente il ritmo. Con le nuove disposizioni l’arbitro dispone di strumenti più concreti per intervenire. E attenzione a non confondere questa novità con quella introdotta precedentemente per i portieri: se un estremo difensore controlla il pallone con mani o braccia per più di otto secondi, la squadra avversaria può già ottenere un calcio d’angolo. La filosofia complessiva è evidente. Il pallone deve tornare in gioco rapidamente e utilizzare sistematicamente le riprese per consumare secondi diventa molto più rischioso.
Anche le sostituzioni entrano nel mirino delle perdite di tempo. Le nuove Laws of the Game introducono un protocollo per rendere più rapido il cambio: il calciatore sostituito deve lasciare il terreno entro un limite temporale definito dal momento in cui il sostituto è pronto e il quarto ufficiale espone la sostituzione. L’obiettivo è eliminare quelle uscite lentissime che tutti conosciamo, soprattutto quando una squadra sta difendendo un vantaggio. Per me è una scelta logica perché la sostituzione deve essere uno strumento tecnico, non un piccolo congelatore portatile del cronometro. Le misure IFAB per il 2026/27 sono state costruite proprio intorno alla riduzione delle interruzioni e all’aumento del tempo realmente dedicato al gioco.
La modifica che probabilmente genererà più discussioni riguarda però il VAR e il secondo cartellino giallo. Qui bisogna essere molto precisi perché sarebbe facile raccontarla male. Il VAR non può intervenire semplicemente perché pensa che un calciatore meritasse una seconda ammonizione non mostrata. Può invece intervenire quando l’arbitro mostra un secondo giallo chiaramente errato che produce conseguentemente un’espulsione. Questa differenza è fondamentale. Se un giocatore viene espulso perché l’arbitro gli attribuisce erroneamente una seconda ammonizione, esiste adesso uno strumento per correggere una decisione potenzialmente devastante per l’intera partita.
Personalmente considero questa una delle modifiche più sensate. Abbiamo sempre avuto una situazione quasi paradossale: il VAR poteva intervenire su un rosso diretto chiaramente sbagliato, mentre una squadra poteva rimanere in dieci a causa di un secondo giallo palesemente errato senza lo stesso margine di correzione. E sappiamo perfettamente quanto un’espulsione possa modificare un incontro. Cambiano le distanze, cambia il pressing, cambia il possesso, cambia la probabilità di segnare e spesso cambia completamente il piano tattico dell’allenatore. Correggere un errore evidente che determina un’espulsione non significa arbitrare la partita attraverso uno schermo. Significa, secondo me, evitare che un errore riconoscibile decida novanta minuti.
Un’altra estensione interessante riguarda lo scambio di identità. Il VAR può intervenire quando un cartellino giallo o rosso viene mostrato al calciatore sbagliato rispetto a chi ha realmente commesso l’infrazione. Sembra una situazione rara, ma in azioni affollate, proteste, mischie o interventi con diversi giocatori vicini può succedere. Anche in questo caso trovo difficile essere contrario: il principio dovrebbe essere banalmente quello di sanzionare chi ha commesso l’infrazione. La tecnologia, quando viene utilizzata per eliminare un errore oggettivamente identificabile senza spezzare il ritmo della partita, secondo me mostra la sua versione migliore.
Poi arriviamo ai calci d’angolo, altra novità potenzialmente esplosiva. Le competizioni hanno la possibilità di consentire al VAR di controllare un corner chiaramente assegnato in maniera sbagliata, ma soltanto quando la correzione può avvenire immediatamente e senza ritardare la ripresa del gioco. È una distinzione importantissima. Non significa che assisteremo a trenta secondi di VAR prima di ogni calcio d’angolo. L’idea è correggere rapidamente un errore evidente quando le immagini consentono di farlo praticamente nell’immediato. Considerando quanto il calcio moderno lavori sulle palle inattive, non considero più un corner un episodio secondario: molte squadre costruiscono schemi specifici e generano una quota significativa della propria pericolosità proprio da queste situazioni.
Da analista, però, qui pongo un limite molto netto. Se controllare il corner richiede una revisione lunga, abbiamo perso il senso della modifica. Il VAR deve aiutare il calcio, non trasformarlo in una procedura amministrativa con gli scarpini. L’IFAB stessa lega questa possibilità alla capacità di correggere l’errore immediatamente e senza rallentare la ripresa. È esattamente questo equilibrio che vorrei vedere anche in Serie A: tecnologia quando produce certezza in pochi secondi, decisione dell’arbitro quando entriamo nel territorio dell’interpretazione. Il vero successo della stagione non sarà avere più interventi VAR. Sarà avere interventi migliori, più comprensibili e possibilmente più rapidi.
C’è poi una modifica meno spettacolare, ma tatticamente curiosa, relativa alla palla a terra. Le nuove disposizioni cercano di rendere più equa la restituzione quando il gioco viene fermato fuori dall’area di rigore. In determinate situazioni non conta semplicemente quale squadra abbia toccato per ultima il pallone, ma quale squadra avrebbe chiaramente ottenuto il possesso. Può sembrare una finezza regolamentare, ma il principio mi piace: il regolamento prova a ricostruire ciò che ragionevolmente sarebbe successo senza l’interruzione, evitando di regalare un possesso ingiusto soltanto per un tecnicismo. Anche questo rientra nella filosofia dichiarata delle modifiche 2026/27: proteggere ritmo, equità e spirito del gioco.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda gli infortuni e le interruzioni. L’IFAB ha introdotto protocolli sperimentali che possono prevedere un periodo minimo fuori dal terreno per il giocatore che riceve trattamento, con specifiche eccezioni. La logica è contrastare le situazioni nelle quali un presunto problema fisico diventa uno strumento per interrompere il momento favorevole degli avversari. Qui serve però grande attenzione. Un arbitro non è un medico e nessuna ricerca del tempo effettivo può venire prima della sicurezza del calciatore. Per questo considero corretto intervenire sugli abusi evidenti, ma considero altrettanto essenziale mantenere flessibilità quando esiste realmente un problema fisico.
Queste modifiche, messe insieme, raccontano secondo me qualcosa di più grande. Il calcio sta provando a combattere una delle sue zone grigie storiche: la manipolazione del tempo. Non abbiamo ancora un cronometro effettivo come nel basket e personalmente non credo che serva necessariamente arrivarci, ma per decenni abbiamo accettato comportamenti che tutti riconoscevano come perdite di tempo senza possedere strumenti realmente efficaci per impedirli. Adesso il messaggio cambia. Rimessa ritardata? Countdown. Rinvio ritardato? Rischio corner. Portiere che trattiene troppo il pallone? Corner. Sostituzione trasformata in passeggiata panoramica? Tempo limitato. Il regolamento sta provando a rendere meno conveniente tutto ciò che non è calcio giocato.
Il punto decisivo, però, sarà la coerenza arbitrale. Possiamo scrivere il regolamento migliore del mondo, ma se un arbitro applica il countdown dopo dieci secondi e un altro permette venticinque secondi senza intervenire, torneremo immediatamente alle polemiche. Lo stesso discorso vale per VAR, secondo giallo e corner. Il pubblico deve riuscire a capire perché una decisione viene presa. Non pretendo che ogni tifoso conosca tutte le Laws of the Game, ma credo che il calcio abbia bisogno di regole percepite come prevedibili. La credibilità non nasce dall’assenza totale di errori, obiettivo impossibile. Nasce dalla sensazione che situazioni comparabili vengano giudicate attraverso criteri comparabili.
Per questo seguirò con particolare attenzione le prime giornate di Serie A. Non mi interessa soltanto capire chi parte meglio nella corsa allo Scudetto. Voglio osservare quanto tempo impiegano gli arbitri prima di iniziare i countdown, quanto severamente vengono gestiti i rinvii, come funzionano le nuove procedure sulle sostituzioni e soprattutto quanto frequentemente il VAR utilizzerà le nuove possibilità. Sarà necessario anche un periodo di adattamento per giocatori e allenatori. Alcune abitudini tattiche costruite negli anni dovranno cambiare rapidamente perché ciò che ieri produceva soltanto un richiamo oggi può consegnare direttamente un corner agli avversari.
La mia valutazione complessiva è positiva. Non credo che queste regole rivoluzioneranno improvvisamente il calcio, ma penso possano correggere diversi piccoli difetti che, sommati, hanno reso molte partite inutilmente frammentate. La vera rivoluzione non consiste nell’aggiungere tecnologia. Consiste nel fare in modo che la tecnologia intervenga soltanto quando serve e che il resto del tempo il pallone rimanga in movimento. Se la Serie A riuscirà ad applicare queste novità con uniformità, potremmo vedere partite più veloci, meno perdite di tempo e soprattutto meno situazioni nelle quali un errore chiaramente riconoscibile rimane impossibile da correggere.
In fondo, la direzione delle nuove regole mi sembra racchiusa in un concetto semplicissimo: più calcio e meno attesa. Il portiere deve liberarsi del pallone, chi batte deve farlo rapidamente, chi viene sostituito deve uscire e il VAR deve correggere gli errori importanti senza impossessarsi dello spettacolo. Sulla carta funziona. Adesso arriva la parte difficile: farlo funzionare ogni domenica, nello stesso modo, dal primo all’ultimo minuto. Ed è proprio lì che capiremo se quella del 2026/27 sarà stata soltanto una modifica regolamentare oppure l’inizio di un calcio realmente più moderno.
Davide Ferri – Match Analyst
Biografia: Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. Specializzato in tattica, performance e analisi statistica, studia sistemi di gioco, comportamenti collettivi e individuali trasformando dati e osservazione del campo in letture tecniche approfondite.
Fonti utilizzate
- IFAB, modifiche ufficiali alle Laws of the Game 2026/27
- IFAB, misure per migliorare ritmo e comportamento dei giocatori
- IFAB, Regola 5 e nuove competenze VAR
- IFAB, documentazione ufficiale Laws of the Game
- Gazzetta dello Sport, nuove regole arbitrali della Serie A 2026/27
