Sono all’Olimpico e la sensazione, quando Lazio e Mantova entrano in campo, è quella tipica delle partite che sulla carta sembrano avere un padrone già designato. È il 16 agosto, siamo ai trentaduesimi di Coppa Italia e per la Lazio questa dovrebbe essere la serata giusta per iniziare la stagione con una vittoria. Il Mantova, però, è arrivato a Roma senza alcuna intenzione di interpretare il ruolo della comparsa.
Dalle prime battute vedo una Lazio che prova a prendere il controllo del pallone, ma il possesso non si trasforma in vera superiorità. I biancocelesti costruiscono, cercano ampiezza e provano ad avvicinarsi all’area avversaria, ma manca qualcosa negli ultimi metri. Il ritmo non è quello necessario per mettere in difficoltà una squadra organizzata come il Mantova.
Con il passare dei minuti diventa evidente il piano degli ospiti. Il Mantova mantiene le distanze tra i reparti, concede pochi spazi centrali e aspetta il momento giusto per ripartire. Ogni pallone recuperato diventa un’occasione per alzare rapidamente il baricentro. Non vedo una squadra impaurita dall’Olimpico, vedo invece una formazione consapevole di poter trasformare la pazienza nella propria arma migliore.
La Lazio continua a cercare il gol, ma la partita rimane bloccata. Dagli spalti cresce inevitabilmente un po’ di nervosismo. Ci si aspetta l’accelerazione, la giocata individuale capace di rompere l’equilibrio, ma il Mantova riesce sempre a ricompattarsi. Anche i cambi della Lazio non producono immediatamente quella scossa che servirebbe.
Poi, al 75’, la partita cambia completamente. Il Mantova recupera spazio, Bragantini entra nell’azione offensiva e serve Ruocco, che davanti a Mandas trova il gol dello 0-1. Per qualche secondo l’Olimpico sembra congelarsi. È il momento che premia tutta la partita preparata dagli ospiti: attenzione, sacrificio e capacità di colpire quando la Lazio concede finalmente qualcosa.
Da quel momento vedo una Lazio costretta ad abbandonare ogni prudenza. I biancocelesti aumentano la pressione e cercano disperatamente il pareggio, ma più passano i minuti più aumentano anche gli spazi alle loro spalle. Il Mantova soffre, resiste e continua a credere nel colpo definitivo.
Quel colpo arriva addirittura al 96’. Cajazzo sfrutta gli spazi lasciati dalla Lazio e firma lo 0-2. È il gol che chiude definitivamente la partita e scatena la festa della squadra lombarda.
Al fischio finale il contrasto è impressionante. Da una parte vedo il Mantova celebrare una qualificazione prestigiosa, costruita con ordine tattico e grande personalità. Dall’altra c’è una Lazio incredula, eliminata immediatamente dalla Coppa Italia dopo essere arrivata fino alla finale nella stagione precedente. Il risultato racconta una delle regole più affascinanti del calcio: puoi avere più qualità e giocare davanti al tuo pubblico, ma se non riesci a trasformare il controllo della partita in occasioni e gol, basta una squadra organizzata e coraggiosa per ribaltare completamente il copione.
Statistiche Lazio-Mantova
| Statistica | Lazio | Mantova |
|---|---|---|
| Risultato | 0 | 2 |
| Gol | 0 | 2 |
| Tiri totali* | 19 | 12 |
| Tiri in porta* | 3 | 6 |
| Tiri respinti* | 6 | 3 |
| Tiri fuori* | 10 | 3 |
| Calci d’angolo* | 7 | 3 |
| Legni | 1 | 0 |
| Gol 1° tempo | 0 | 0 |
| Gol 2° tempo | 0 | 2 |
| Marcatori | — | Ruocco 75’, Cajazzo 90’+6 |
| Assist | — | Bragantini ×2 |
| Ammoniti | Rovella, Dele-Bashiru, Cancellieri | Tomasevic |
| Esito | Eliminata | Qualificato |
