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Italia-Belgio finisce 0-2 e, guardando soltanto il risultato, potrei raccontare una partita dominata dagli ospiti. In realtà quello che ho visto all’Olimpico è forse ancora più preoccupante: un’Italia capace di produrre volume, possesso e occasioni, ma incapace di trasformare tutto questo in gol. Gli Azzurri chiudono con il 56% del possesso e 21 conclusioni, numeri che normalmente farebbero pensare a una squadra offensivamente viva. Il problema è che il Belgio, con meno pallone, è stato molto più lucido nei momenti decisivi. Due gol, tre punti e una sensazione di superiorità soprattutto nella gestione delle fasi più importanti della gara.
Il primo segnale arriva già nei minuti iniziali. Francesco Pio Esposito colpisce il palo, anche se l’azione viene poi segnalata in posizione irregolare, ma quella fiammata non diventa il punto di partenza per un assedio italiano. Al contrario è il Belgio a prendere gradualmente il controllo delle situazioni più pericolose. De Ketelaere impegna Donnarumma e gli ospiti cominciano a trovare spazio soprattutto quando l’Italia perde il pallone nella zona centrale del campo. Qui, secondo me, nasce gran parte della sconfitta: il possesso azzurro è stato spesso quantitativo, quello belga molto più verticale e tagliente.
Al 20’ arriva l’episodio che cambia la partita. Alessandro Romano perde un pallone pesante a centrocampo, Kevin De Bruyne riconosce immediatamente lo spazio e serve Mika Godts. L’esterno belga entra in area, manda fuori tempo la difesa italiana e batte Donnarumma. È un gol che fotografa perfettamente la differenza tra le due squadre: pochi secondi per recuperare palla, attaccare la profondità e arrivare alla conclusione. L’Italia ha avuto bisogno di molte più azioni per costruire pericoli inferiori; il Belgio ha trasformato una transizione in una sentenza. È questo il dato tecnico che mi preoccupa più dello 0-1 in sé.
Nel primo tempo ho visto un’Italia troppo prevedibile. Barella prova a dare energia, Tonali cerca di aumentare il ritmo e Cambiaghi tenta di creare superiorità, ma davanti manca continuità. Pio Esposito combatte, Kean prova ad allargare il fronte offensivo, però raramente la difesa belga viene realmente disordinata. Quando gli Azzurri arrivano negli ultimi metri, l’azione tende a rallentare. Eppure il dato finale dei 34 tocchi nell’area avversaria dimostra che l’Italia ci è arrivata eccome. Il problema non è stato entrare nella zona pericolosa: è stato sapere cosa fare una volta arrivati lì.
Nella ripresa qualcosa cambia. L’Italia aumenta l’aggressività e trova maggiore continuità offensiva. Kean ha una buona occasione praticamente in apertura di secondo tempo, mentre il Belgio è costretto per qualche minuto ad abbassarsi. È probabilmente il momento migliore degli Azzurri. Cambiaghi, tra i giocatori italiani più vivaci, riesce a mettere qualche pallone interessante e Barella prova a dare profondità agli inserimenti. Ma Senne Lammens risponde presente e conserva lo zero. Più passano i minuti, più si percepisce una sensazione spiacevole: l’Italia sta producendo abbastanza per rientrare in partita, ma non dà mai davvero l’impressione di poterla comandare.
Mancini prova quindi a cambiare volto alla squadra. Entrano Scalvini, Frattesi e Daniel Maldini, successivamente anche Doumbia e Zoma. Il tentativo è evidente: aumentare corsa, imprevedibilità e presenza nella metà campo belga. Ma proprio mentre l’Italia cerca di alzare il baricentro arriva il secondo colpo. Al 69’ Dodi Lukébakio, entrato da pochi minuti, trova lo spazio per calciare da fuori e firma lo 0-2. Ancora una volta il Belgio dimostra qualcosa che agli Azzurri è mancato per quasi tutta la serata: trasformare una situazione favorevole in un gesto decisivo senza aver bisogno di costruire dieci passaggi prima di tirare.
I numeri rendono questa sconfitta ancora più interessante da analizzare. L’Italia ha tirato 21 volte contro le 19 del Belgio e ha tenuto maggiormente il pallone, ma gli expected goals raccontano una storia diversa: 1,59 per gli Azzurri e 2,87 per gli ospiti. Per me è il dato più importante dell’intera partita. Tirare tanto non significa necessariamente tirare bene. Il Belgio ha creato occasioni mediamente più pericolose e ha costretto Donnarumma a diversi interventi importanti. La differenza tra attività offensiva ed efficacia offensiva è enorme, e questa partita ne è stata una rappresentazione quasi didattica.
| Dato | Italia | Belgio |
|---|---|---|
| Risultato | 0 | 2 |
| Possesso palla | 56% | 44% |
| Tiri totali | 21 | 19 |
| Expected Goals (xG) | 1,59 | 2,87 |
| Tocchi nell’area avversaria | 34 | 25 |
| Gol | 0 | 2 |
| Marcatori | – | Godts 20’, Lukébakio 69’ |
Anche il confronto con le quote disponibili prima della partita rende il risultato significativo. Il mercato considerava infatti l’Italia leggermente favorita: il segno 1 veniva proposto intorno a 2.12, il pareggio a 3.50 e la vittoria del Belgio a 3.15. Interessante anche il mercato dei gol, che vedeva l’Over 2.5 intorno a 1.63 e l’Under 2.5 a 2.10. La partita si è fermata invece esattamente a due reti, entrambe belghe.
| Mercato pre-match | Quota indicativa |
|---|---|
| Vittoria Italia – 1 | 2.12 |
| Pareggio – X | 3.50 |
| Vittoria Belgio – 2 | 3.15 |
| Over 2.5 | 1.63 |
| Under 2.5 | 2.10 |
| Entrambe segnano – Sì | 1.53 |
| Entrambe segnano – No | 2.28 |
| Kean primo marcatore | 5.20 |
| Godts primo marcatore | 7.50 |
La prestazione dell’Italia, quindi, non può essere liquidata semplicemente dicendo che gli Azzurri non hanno creato. Sarebbe un’analisi troppo facile. Hanno creato, hanno tirato, hanno occupato l’area e hanno avuto il pallone. È mancata soprattutto la capacità di trasformare questa presenza territoriale in occasioni pulite. Kean ha mostrato movimento e fisicità, Cambiaghi è stato tra gli elementi più intraprendenti, Barella ha provato ad accendere il centrocampo e Donnarumma ha evitato che il passivo diventasse ancora più pesante. Ma individualmente nessuno è riuscito a cambiare realmente il corso della partita.
Resta soprattutto un problema collettivo. Quando il Belgio accelerava, l’Italia sembrava vulnerabile. Quando invece gli Azzurri dovevano attaccare una squadra organizzata, mancavano velocità e precisione nell’ultimo passaggio. Ventuno tiri senza segnare non possono diventare un alibi: devono diventare una domanda. Come può una Nazionale arrivare così tante volte vicino alla porta avversaria e terminare comunque con zero gol? È probabilmente da questa domanda che Mancini dovrà partire, perché il risultato pesa, ma ancora di più pesa la distanza tra quanto prodotto e quanto concretizzato.
C’è infine un dato storico che rende la serata ancora più amara. L’Italia non perdeva contro il Belgio dal 2015 e una sconfitta casalinga per almeno due reti di scarto senza segnare è un evento rarissimo nella storia recente azzurra. Era inoltre la partita numero 900 della Nazionale. Doveva rappresentare un nuovo inizio, si è trasformata invece in una serata di interrogativi. Il Belgio lascia Roma con due gol e tre punti. L’Italia lascia il campo con 21 tiri, zero reti e la sensazione che, almeno per ora, produrre calcio non significhi ancora saper vincere le partite.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da 5 anni e ha maturato esperienze attraverso contratti con diverse società europee. Il suo lavoro si concentra sull’analisi tattica e statistica delle partite, con particolare attenzione ai dati avanzati, alle dinamiche offensive e difensive e alla lettura delle situazioni che possono determinare l’andamento di una gara.
