Fiorentina e Napoli pareggiano 1-1 al Franchi: Gilmour porta avanti gli azzurri, Jiménez risponde nella ripresa. Analizzo numeri, xG, tre legni, sviluppo tattico e protagonisti di una partita in cui i viola producono più volume, mentre il Napoli crea occasioni mediamente più pericolose.Fiorentina e Napoli pareggiano 1-1 al Franchi: Gilmour porta avanti gli azzurri, Jiménez risponde nella ripresa. Analizzo numeri, xG, tre legni, sviluppo tattico e protagonisti di una partita in cui i viola producono più volume, mentre il Napoli crea occasioni mediamente più pericolose.

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Fiorentina-Napoli finisce 1-1 e, guardando la partita da match analyst, considero il risultato molto più interessante di quanto possa sembrare. Ho visto una Fiorentina coraggiosa, capace di mettere in difficoltà il Napoli soprattutto attraverso ritmo e aggressività, e una squadra di Allegri più ordinata nel possesso ma meno dominante di quanto il 58% finale possa suggerire. Il pareggio fotografa due modi completamente diversi di interpretare la stessa partita.

La Fiorentina parte fortissimo. È probabilmente il momento della gara che mi impressiona maggiormente perché Vanoli non sceglie un approccio prudente contro una squadra tecnicamente superiore. I viola cercano immediatamente di portare uomini nella metà campo del Napoli e nel giro di pochi minuti colpiscono due traverse, prima con Atta e poi con Fagioli. In quella fase il Napoli non controlla la partita: prova semplicemente a sopravvivere alla pressione viola.

La prima traversa nasce dall’aggressività con cui la Fiorentina riesce ad attaccare la seconda palla. Atta trova spazio per concludere e mette immediatamente alla prova la struttura difensiva azzurra. Poco dopo Fagioli centra ancora il legno. Due traverse in pochi minuti non sono soltanto episodi sfortunati: per me rappresentano soprattutto un segnale tattico. La Fiorentina riesce a portare rapidamente il pallone nella zona dove può realmente fare male.

Il Napoli reagisce senza perdere lucidità. Olivera colpisce a sua volta il palo e pochi minuti dopo, al 23′, arriva il vantaggio. Politano trova Billy Gilmour, che porta gli azzurri sullo 0-1. Mi colpisce soprattutto la capacità del Napoli di trasformare un momento difficile in vantaggio. È una caratteristica delle squadre esperte: non serve dominare venti minuti se sai sfruttare il momento nel quale l’avversario concede qualcosa.

Gilmour interpreta bene la partita anche oltre il gol. Con Lobotka forma un centrocampo tecnicamente molto pulito, capace di offrire sempre una linea di passaggio alla prima costruzione. Il Napoli vuole attirare la pressione viola e poi superarla attraverso il palleggio. Non sempre ci riesce, perché la Fiorentina resta aggressiva, ma quando il primo pressing viene saltato gli azzurri riescono a trovare campo davanti.

Le statistiche di Fiorentina-Napoli

StatisticaFiorentinaNapoli
Risultato11
Possesso palla42%58%
Expected Goals (xG)0,941,45
Tiri totali1713
Tiri in porta45
Legni21
Grandi occasioni14
Tiri bloccati31
Passaggi riusciti333/401485/548
Precisione passaggi83%89%
Corner45
Falli119
Ammonizioni30
Parate43

Statistiche post-partita riportate dal feed della gara.

I numeri raccontano bene il paradosso della partita. La Fiorentina tira 17 volte contro 13, ma il Napoli costruisce occasioni mediamente più pericolose, chiudendo con 1,45 xG contro 0,94. È una distinzione fondamentale. Io posso produrre più conclusioni, ma se molte arrivano da posizioni complicate il volume da solo non basta. Il Napoli crea meno, ma quando arriva vicino alla porta tende ad arrivarci meglio.

Il possesso del Napoli, 58%, nasce soprattutto dalla superiorità nella gestione tecnica del pallone. Gli azzurri completano 485 passaggi sui 548 tentati, con l’89% di precisione. La Fiorentina si ferma a 333 passaggi riusciti su 401. Ma non leggo questi numeri come un dominio napoletano. Il possesso azzurro è spesso funzionale al controllo, mentre quello viola è più verticale e orientato immediatamente alla ricerca della porta.

Nel secondo tempo Vanoli ottiene subito ciò che cercava. Al 51′ arriva il pareggio di Álex Jiménez, servito da Ndour. È un gol importante anche nella lettura della partita perché premia la continuità con cui la Fiorentina aveva continuato ad attaccare. Jiménez trasforma finalmente in gol quella sensazione di pericolo che i viola avevano prodotto fin dall’inizio. Il Franchi torna dentro la partita e il Napoli perde parte della sicurezza costruita con lo 0-1.

Jiménez è uno dei giocatori che mi interessa maggiormente nella struttura di Vanoli. Ha caratteristiche che permettono alla Fiorentina di cambiare rapidamente altezza: può accompagnare, sovrapporsi e arrivare dentro la zona offensiva. Il suo gol non è soltanto un episodio personale, ma la conseguenza di una squadra che cerca continuamente di portare giocatori differenti vicino all’area avversaria.

Allegri prova allora a cambiare il volto del Napoli. Al 58′ entrano David Neres e Lucca per Lang e Højlund, mentre successivamente Favasuli prende il posto di Politano. Il messaggio è chiaro: servono energie nuove e soprattutto maggiore capacità di attaccare una Fiorentina che sta crescendo. Il Napoli, però, non ritrova più una vera superiorità territoriale e la gara rimane sostanzialmente aperta.

Vanoli risponde con Gonçalves e Beto e nel finale inserisce anche Gnonto. Io apprezzo questa scelta perché la Fiorentina non interpreta il pareggio come un risultato da proteggere. Continua a provare ad attaccare. Mastantuono, nel finale, tenta l’ultima accelerazione entrando verso l’area, ma Favasuli riesce a chiuderlo. È un dettaglio che racconta bene la mentalità viola: dopo l’1-1 la squadra continua a cercare il 2-1.

Uno degli aspetti che considero più interessanti è il diverso rapporto tra quantità e qualità. La Fiorentina produce più tiri e colpisce due legni, ma registra una sola grande occasione secondo il feed statistico. Il Napoli ne costruisce quattro. Questo significa che Vanoli è riuscito a dare alla propria squadra volume offensivo, ma deve ancora migliorare la capacità di trasformare quel volume in conclusioni realmente ad alta probabilità.

Dall’altra parte, il Napoli deve interrogarsi sulla continuità. Gli azzurri erano arrivati a Firenze dopo aver battuto il Bologna, ma con una partenza di campionato già segnata dalle sconfitte contro Como e Inter. Il punto del Franchi evita un nuovo passo falso pesante, ma non dà ancora la sensazione di una squadra capace di imporre sistematicamente il proprio livello tecnico agli avversari.

Il dato delle quattro grandi occasioni create dal Napoli mi impedisce però di parlare di prestazione negativa. Allegri può essere insoddisfatto del risultato, ma la sua squadra produce comunque opportunità sufficienti per segnare più di una rete. Il problema non è tanto arrivare nell’area avversaria, quanto trasformare la superiorità tecnica in una pressione continua e non episodica.

Mi piace invece il segnale dato dalla Fiorentina sul piano mentale. Questa squadra aveva iniziato il campionato con enormi difficoltà, ma il ritorno di Vanoli sembra aver riacceso aggressività e convinzione. Prima della partita il tecnico aveva chiesto coraggio e un ulteriore passo nel percorso di crescita. Dal mio punto di vista, quel passo si è visto soprattutto nell’atteggiamento: la Fiorentina non ha avuto paura di giocare contro il Napoli.

Fagioli è uno dei simboli di questa trasformazione. Partecipa continuamente alla costruzione, cerca linee verticali e colpisce anche la traversa. Il suo compito non è soltanto muovere il pallone, ma dare ritmo alla squadra. Quando riesce a ricevere fronte alla porta, la Fiorentina trova immediatamente una soluzione per avanzare. È un giocatore che, in questo sistema, può diventare sempre più centrale.

Anche il duello sulle corsie merita attenzione. Politano lavora bene nella prima parte e serve Gilmour in occasione del vantaggio, mentre dall’altra parte la Fiorentina prova continuamente a generare superiorità intorno a Jiménez e Mastantuono. Sono proprio le fasce a diventare il laboratorio della partita: da lì nascono sia il gol del Napoli sia molte delle situazioni più interessanti dei viola.

Alla fine, quindi, non considero questo 1-1 un pareggio anonimo. La Fiorentina può uscire dal campo con maggiore fiducia, il Napoli con qualche domanda in più. I viola hanno dimostrato di poter giocare alla pari contro un avversario costruito per stare nelle zone alte; gli azzurri hanno mostrato qualità e capacità di creare occasioni, ma non ancora quella continuità nel controllo che Allegri probabilmente vorrebbe.

La mia fotografia finale è quella dei tre legni complessivi: due viola e uno azzurro. È una partita rimasta continuamente a pochi centimetri dal cambiare direzione. Il Napoli ha avuto le occasioni mediamente migliori, la Fiorentina ha prodotto più volume e più aggressività. Il risultato di 1-1, alla fine, non premia completamente nessuno ma racconta abbastanza bene ciò che ho visto: due squadre ancora in costruzione, ma entrambe vive.

Autore

Davide Ferri – Match analyst

Davide Ferri, 31 anni, lavora come match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza professionale attraverso contratti e collaborazioni con diverse società calcistiche europee. Il suo lavoro combina osservazione tattica e analisi statistica, con particolare attenzione a xG, pressing, transizioni, costruzione offensiva, occupazione degli spazi e rendimento individuale dei giocatori.

Fonti

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