Quando analizzo l’arrivo di Andrea Pinamonti alla Lazio, parto da un elemento fondamentale: questa volta non parliamo di indiscrezioni. Il trasferimento è ufficiale. La Lazio ha comunicato il 27 agosto di aver acquistato a titolo definitivo dal Sassuolo i diritti sportivi dell’attaccante. Pinamonti ha scelto inoltre una maglia pesante, la numero 9, dichiarando di sentirne anche la responsabilità. Per me è già un indizio preciso sul ruolo che la società vuole affidargli.
Dal punto di vista economico considero l’operazione particolarmente interessante. Sky Sport parla di circa 12 milioni di euro complessivi tra parte fissa e bonus, mentre altre ricostruzioni avevano indicato una cifra potenzialmente vicina ai 15 milioni. Il dato più importante resta però la formula: acquisto definitivo, non prestito. La Lazio ha quindi scelto di investire direttamente su Pinamonti, facendone un elemento strutturale del proprio progetto e non una soluzione temporanea per una singola stagione.
Trovo significativa anche la durata dell’accordo. Secondo il Corriere dello Sport, Pinamonti si è legato alla Lazio fino al 30 giugno 2031. È una scelta che permette al club di lavorare sul giocatore con una prospettiva lunga. Pinamonti è un classe 1999 e arriva quindi in una fase della carriera nella quale esperienza e maturità possono iniziare a incontrarsi. Non è più il giovane attaccante al quale veniva attribuita l’etichetta di predestinato, ma un centravanti ormai abituato alle difficoltà della Serie A.
Dal punto di vista tattico è proprio questo l’aspetto che mi interessa maggiormente. Pinamonti non è un attaccante costruito esclusivamente per aspettare il pallone dentro l’area. Sa giocare spalle alla porta, può proteggere il possesso e soprattutto può diventare un riferimento centrale per permettere alla squadra di risalire. In una Lazio guidata da Gennaro Gattuso immagino un centravanti chiamato a lavorare molto anche senza pallone, partecipando alla prima pressione e aprendo spazi per gli inserimenti dei compagni.
Con giocatori capaci di partire alle sue spalle, avere un numero nove vero può modificare parecchio la struttura offensiva. Io vedo Pinamonti soprattutto come un punto di appoggio. Se riceve centralmente e riesce a proteggere il pallone, può consentire agli esterni e ai centrocampisti di attaccare immediatamente la profondità. Non servono necessariamente venti tocchi per costruire un’azione. A volte basta trovare il centravanti, consolidare il possesso e liberare un uomo sul lato debole. È un tipo di calcio nel quale Pinamonti può diventare molto utile.
Naturalmente non mi aspetto che arrivi a Roma trasformandosi improvvisamente in un attaccante da trenta gol. Sarebbe un modo sbagliato di giudicare l’operazione. Al Sassuolo ha raccolto complessivamente 109 presenze e 26 reti tra campionato e Coppa Italia, secondo il bilancio pubblicato al momento del suo addio. Sono numeri che raccontano un centravanti affidabile, ma anche un giocatore al quale serve ancora uno scatto per entrare nella categoria superiore degli attaccanti italiani. La Lazio gli offre esattamente questa possibilità.
La maglia numero 9 rende tutto ancora più affascinante. Pinamonti ha spiegato che per lui rappresenta il numero dell’attaccante per eccellenza e che indossarlo gli trasmette maggiore responsabilità. Inevitabile anche il riferimento a Ciro Immobile. Il nuovo centravanti biancoceleste lo ha definito una fonte d’ispirazione e ha riconosciuto quanto sia difficile avvicinarsi a ciò che Immobile ha rappresentato per la Lazio. Credo sia l’approccio corretto: raccogliere un’eredità non significa cercare di copiarla.
Mi ha colpito anche la volontà mostrata dal giocatore durante la trattativa. Pinamonti ha raccontato di aver desiderato fortemente il trasferimento e di aver lavorato insieme al proprio agente affinché l’operazione si concretizzasse. Nel mercato moderno questo aspetto viene spesso sottovalutato. Io invece gli attribuisco importanza, perché un giocatore che sceglie realmente un progetto arriva con una predisposizione mentale diversa rispetto a chi considera quella squadra semplicemente una delle possibili destinazioni.
Gattuso sembra avere avuto un ruolo importante nell’operazione. Il Corriere dello Sport descrive Pinamonti come un attaccante fortemente voluto dall’allenatore. Non mi sorprende. Il centravanti possiede caratteristiche compatibili con un calcio intenso, nel quale il numero nove non può essere uno spettatore quando la squadra perde il pallone. Deve partecipare, schermare una linea di passaggio, pressare il centrale e aiutare il resto del reparto a muoversi compatto. È un lavoro meno appariscente di un gol, ma tatticamente prezioso.
L’altra grande sfida riguarderà naturalmente la finalizzazione. Alla Lazio Pinamonti avrà bisogno di aumentare il proprio peso dentro l’area. Voglio vederlo attaccare con maggiore continuità il primo palo, leggere meglio i cross bassi e soprattutto trasformare in gol quelle occasioni che una squadra ambiziosa non può permettersi di sprecare. La differenza tra un buon centravanti e un attaccante determinante spesso passa da cinque o sei reti in più durante una stagione. È lì che, secondo me, si misurerà realmente la bontà dell’investimento.
C’è anche un vantaggio che considero immediato: Pinamonti conosce perfettamente la Serie A. Non deve imparare il campionato, capire la fisicità dei difensori italiani o adattarsi tatticamente alle marcature. Ha già giocato con Inter, Frosinone, Genoa, Empoli e Sassuolo. Questa esperienza riduce il rischio tipico di un acquisto proveniente dall’estero. Gattuso può inserirlo rapidamente e infatti il giocatore è già a disposizione, con la possibilità di debuttare contro il Genoa.
Per il Sassuolo considero invece questa operazione la chiusura naturale di un ciclo. Pinamonti ha salutato il club spiegando di essersi sentito a casa e di essere cresciuto non soltanto come calciatore, ma anche come uomo. È un passaggio importante perché arriva alla Lazio con molte più partite nelle gambe rispetto al ragazzo che qualche anno fa cercava ancora una propria identità nel calcio italiano. Adesso non deve più dimostrare di poter giocare in Serie A. Deve dimostrare di poter essere protagonista in una squadra con ambizioni superiori.
La mia valutazione finale dell’operazione è quindi positiva. Per una cifra nell’ordine dei 12 milioni complessivi, la Lazio prende un centravanti italiano di 27 anni, già abituato alla Serie A e ancora nel pieno della carriera. Non considero Pinamonti un acquisto spettacolare costruito per vincere la copertina del mercato. Lo considero piuttosto un investimento funzionale. E spesso sono proprio questi trasferimenti, meno rumorosi ma coerenti con le necessità dell’allenatore, a produrre il rendimento migliore durante una stagione.
Adesso sarà il campo a stabilire quanto questo matrimonio possa funzionare. Pinamonti ha detto di essere prontissimo e di voler trasformare in campo tutta l’energia accumulata durante le settimane della trattativa. Io guarderò soprattutto a tre elementi: numero di occasioni create per lui, qualità del suo gioco associativo e capacità di convertire le opportunità dentro l’area. Se riuscirà ad alzare quest’ultimo parametro, la Lazio potrebbe aver trovato non soltanto il proprio nuovo numero 9, ma uno degli attaccanti italiani più interessanti della stagione.
Autore: Davide Ferri – Match analyst
Davide Ferri, 31 anni, è match analyst da cinque anni e ha maturato esperienza professionale attraverso contratti e collaborazioni con diverse società europee. La sua attività si concentra sull’analisi tattica delle squadre, sullo studio statistico delle prestazioni e sull’interpretazione dei modelli di gioco, con particolare attenzione al calcio italiano ed europeo.
Fonti
- S.S. Lazio, comunicato ufficiale sull’acquisto di Pinamonti
- ANSA, Pinamonti ufficiale alla Lazio e maglia numero 9
- Sky Sport, cifre e formula dell’operazione Lazio-Pinamonti
- Corriere dello Sport, contratto e dettagli del trasferimento
- ANSA, accordo raggiunto tra Lazio e Sassuolo
- Sky Sport, acquisti ufficiali della Serie A 2026
- LazioPress, prime dichiarazioni di Pinamonti da biancoceleste
- Sassuolo Oggi, il saluto di Pinamonti al Sassuolo
